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Le mille sfumature del Romance

Il racconto della settimana

Cuori Viaggianti

Sabrina salì di corsa sull’ultimo vagone, iniziando a srotolare la sciarpa serpente avvolta attorno al collo.
Sapeva di possedere lo stesso appeal dell’omino Michelin, ma il freddo intenso rendeva la stazione  una banchisa, non si sarebbe meravigliata di vedere orsi in attesa del treno.
Li immaginò compunti, con giacca, cravatta e occhiali attendere l’arrivo del convoglio.
“E’ pazza” penserete voi.
La verità, molto più semplice, consisteva nella capacità di Sabrina di sognare ad occhi aperti, arricchire la realtà di dettagli fantastici, colorare la grigia quotidianità.
No, non era bugiarda, ma una sognatrice.
Quando finì di srotolare la sciarpa stava già percorrendo il corridoio dell’ultimo vagone per sedersi al suo solito posto, accanto a Costanza.
Il treno,  un  locale, pieno di pendolari, lo prendeva tutte le sere e trascorreva un’ora, tanto le occorreva per arrivare a casa, chiacchierando, discutendo ed elargendo e ricevendo consigli con Costanza, Renato, Ettore, Valeria e Silvia.
Non si potevano definire “amici intimi”, in quanto non trascorrevano mai il tempo libero insieme, ma neppure semplici conoscenti.
Sabrina sapeva con assoluta certezza che avrebbe ritrovato l’assortita combriccola a quell’ora, tutte le sere sull’ultimo vagone.
Si guardò attorno perplessa, di loro nessuna traccia, eppure salivano tutti una fermata o due prima di lei.
Certo a volte qualcuno mancava per l’influenza, le ferie, un impegno imprevisto, ma tutti? Non potevano essere  scomparsi in massa.
“Che abbiano anticipato la pensione di almeno un ventennio?” azzardò, iniziando ad elaborare teorie astruse “oggi non ho letto i giornali e ascoltato la radio”.
Mentre la sua mente fervida sfornava ipotesi: catastrofe nucleare, ma allora perché lei non si era accorta di nulla?, sbarco di extraterrestri, “speriamo siano biondi con gli occhi azzurri” , evacuazione per contaminazione chimica, iniziò a sentirsi a disagio in quel silenzio rotto soltanto dal rollare lento del treno.
Le vennero  in mente le parole del “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry quando il bambino incontra la volpe: “se tu tornerai domani alla stessa ora….ci vogliono i riti” mai come in quell’istante si convinse che fosse una verità assoluta, l’abitudine di incontrare i suoi amici era talmente radicata in lei da sentirsi perduta.
“Prin, prin…” un rumore quasi impercettibile attrasse la sua attenzione.
“Prin, prin…”
“Bombardiere, sei tu?” chiese, allegra scovandolo accucciato vicino al finestrino, dietro una tendina stinta.
“Prin, prin” ripeté il Bombardiere soddisfatto e Sabrina realizzò che uscire in fretta diventava una priorità, pochi istanti e l’aria sarebbe risultata irrespirabile.
“Sabrina, sei qui?” la porta scorrevole si aprì con fatica ed Ettore fece capolino.
Il Bombardiere rise, uno strano sorriso sbilenco e sdentato.
Sabrina sorrise a sua volta, trovava  il Bombardiere  un tipo simpatico, anche se viveva in un mondo tutto suo, ma rimanere nello stesso ambiente comportava una dose di stoicismo che non possedeva, se almeno avesse avuto figli piccoli a cui cambiare i pannolini sarebbe stata almeno allenata ad affrontare una simile situazione.
“Vieni per questa sera dovrai accontentarti di un vagone promiscuo” la riscosse Ettore, prendendola per mano.
Sabrina avvertì una piacevole sensazione e il cuore accelerò i battiti.
Tolse la mano in fretta raccogliendo la sciarpa che si era incastrata nella porta scorrevole.
Ettore,  un ragazzo davvero carino e simpatico, aveva qualche anno più di lei e lavorava in banca, ma dopo che Giovanni, sei mesi prima, l’aveva lasciata per prendersi “una pausa di riflessione” volatilizzandosi, non anelava a complicazioni amorose.
Quando entrarono nel penultimo vagone Costanza, Renato, Valeria e Silvia applaudirono, guadagnandosi un’occhiataccia dalle poche persone presenti.
A quell’ora il treno era sempre semivuoto.
“Questa sera il Bombardiere ha fatto uno strappo alla regola” la informò Costanza, masticando voracemente un chewingum. Non poter fumare per quasi un’ora rappresentava un supplizio anche se Renato le ricordava che fumare accorciava la vita e snocciolava dati sui tragici effetti prodotti dal fumo, lavorava all’ufficio statistica di una importante società.
“Di solito predilige il vagone di testa” fece notare Valeria, aggiustando gli occhiali sul naso, continuando a confezionare all’uncinetto l’ultima di una serie interminabile di presine che poi regalava a parenti ed amici.
“Speriamo non diventi un’abitudine” si rabbuiò Silvia che lavorava da vent’anni come cassiera in una panetteria e odiava i cambiamenti.
“In fondo non fa male a nessuno” lo difese Sabrina, sempre pronta a prendere le difese dei più deboli.
“Tolto appestare l’aria” ironizzò Renato.
Sabrina lo guardò con un’aria di rimprovero.
“Novità di inizio settimana?” si intromise Silvia, sgranocchiando un grissino alle olive. Ogni sera tornava a casa con pizzette, pezzi di focaccia, cornetti e altre delizie rimaste invendute nella giornata.
“Ne hai uno anche per me?” domandò Ettore, speranzoso “avverto un certo languorino”.
Silvia, con aria materna, allungò ad Ettore un grissino al sesamo e fece girare il sacchetto pieno, un attimo dopo, ormai vuoto, si trasformò in una palla di carta.
Ettore tentò di fare canestro nella borsa a secchiello di Silvia.
“Bella gratitudine!” finse di lamentarsi lei.
“Silvia sei un attentato alla mia linea” scherzò Costanza mangiando l’ultimo pezzo di focaccia al prosciutto che si era accaparrata,  scrollandosi dal florido petto le briciole.

 


Le vennero  in mente le parole del “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry quando il bambino incontra la volpe: “se tu tornerai domani alla stessa ora… ci vogliono i riti” mai come in quell’istante si convinse che fosse una verità assoluta, l’abitudine di incontrare i suoi amici era talmente radicata in lei da sentirsi perduta.
“Prin, prin…” un rumore quasi impercettibile attrasse la sua attenzione.

Cloe Incanto

“Non vorrei che diventassi anoressica” ribatté Silvia e lei e Costanza risero, incuranti dei loro chili di troppo.
Silvia era molto gentile e tutte le sere si presentava con qualcosa da sgranocchiare, ma anche gli altri partecipavano a loro modo: Costanza possedeva una cartoleria e spesso procurava a tutti penne o post-it, Ettore moduli di banca o spiegazioni su operazioni che al primo impatto sembravano sempre complicate, Ettore consigli su acquisti, Valeria, che faceva l’assistente in uno studio dentistico, confezionava anche per loro presine colorate e  Sabrina, che lavorava come commessa in un negozio di video musicali e film, qualche dvd che poi si scambiavano.
Insomma si comportavano da amici senza sapere di esserlo, pensò Sabrina.
“Allora novità?” ripeté Silvia.
“Mio nipote Guido si è separato” disse Renato.
Tutti si fissarono confusi.
“Guido, quello del matrimonio a cui hai partecipato quindici giorni fa?” si meravigliò Sabrina, dando voce all’incredulità generale.
“Lui” confermò Renato “la sorella di mia moglie ha chiamato ieri sera per informarla che suo figlio Guido è tornato a casa in anticipo dal viaggio di nozze e ha intenzione di chiedere il divorzio, hanno passato la sera a ripetere al telefono che non era possibile”
“E pensare che avevi comprato quella bella cravatta gialla che costava un patrimonio”
“Già, nipote ingrato” sospirò Renato.
“Certo è strano” azzardò Ettore “cosa può essere accaduto di così grave in un così breve lasso di tempo?”.
“Oh tante cose” si lasciò sfuggire Sabrina, precipitosa.
“Per esempio?” la fissarono tutti con occhi indagatori.
Sabrina rimase muta e fece un sorriso imbarazzato.
Lei in trenta secondi aveva immaginato già una serie infinita di possibilità: l’incontro con un emiro invaghito della moglie di Guido al primo sguardo fuggito con lei sul dorso di un  cammello, una vecchia fiamma che l’aveva seguita fin lì dovunque fosse lì,  per dichiararle il suo amore eterno, un complotto internazionale in cui la moglie di Guido si trovava coinvolta.
“Allora?” Costanza impaziente aspettava una risposta.
“Dove sono andati in vacanza?” domandò Sabrina, per prendere tempo.
“Una crociera nei mari del Nord, credo” Renato pareva dubbioso, tolto la sua collezione di francobolli e la pesca a lui non interessava altro e probabilmente non era stato attento quando la moglie aveva comunicato, certamente fra una chiacchiera e l’altra, il luogo dove gli sposi avrebbero trascorso la luna di miele.
“Uno dei due potrebbe aver incontrato una vecchia fiamma” buttò lì, tenendo per lei le supposizioni più fantasiose, un emiro con il cammello al circolo polare artico costituiva un’ipotesi improbabile.
Le sue parole sembravano aver colpito gli altri, che iniziarono a rimuginare, parlottare, chiedere indizi a Renato che si limitava a bofonchiare vaghe risposte.
“Devo scendere” Valeria raccolse gomitoli, borsa e occhiali e si avviò verso l’uscita “Domani sera vi illustrerò le mie opinioni, la notte porta consiglio”.
“Come Miss Marple” le urlò dietro Renato, ridendo.
“Certo che quindici giorni sono davvero pochi” constatò Silvia apprestandosi a scendere alla fermata successiva, al contrario di Valeria a lei piaceva prepararsi con calma “sicuro che tuo nipote non ha stabilito un record ?”
“Sì, finirà sul Guiness dei primati” Renato afferrò la valigetta ventiquattro ore e seguì Silvia “dai Costanza muoviti che dobbiamo scendere”.
Costanza si alzò di malavoglia e li seguì.
“Ciao figli belli, a domani”.
“Appena scendo fumo una sigaretta” la sentirono bofonchiare.
“Così ti si congela il respiro” la canzonò Silvia.
“Già ci sono gli orsi polari” si lasciò scappare Sabrina, sorridendo.
“Gli orsi polari?” Ettore corrugò la fronte, perplesso.
“Stavo fantasticando” confessò Sabrina “a volte mi capita”.
Ettore la fissò, con interesse.
“Amo le persone fantasiose, forse perché io ne sono totalmente privo”.
“In effetti è utile soprattutto quando ti trovi in situazioni imbarazzanti”confermò Sabrina “o vuoi rimandare appuntamenti soporiferi”.
Sabrina arrossì, già pentita delle parole pronunciate.
“Non vuol dire essere bugiarda” aggiunse, sulla difensiva.
“Diciamo che si tratta di un dono utile se usato in modo adeguato” concesse Ettore, ridendo “quindi se ti invito sabato sera a cena che scusa trovi per rifiutare?”.
Sabrina rimase in silenzio.
Ettore non possedeva fantasia, ma era dotato di un elevato senso pratico, questo era fuori discussione.
Il treno stava rallentando.
“Fra un po’ devo scendere” mormorò Sabrina, afferrando la sciarpa e iniziando ad avvolgerla attorno al collo.
“Se passo sabato mattina ad acquistare un cd per il compleanno di un mio amico, credi che oltre ai consigli professionali sull’acquisto, sarai in grado di darmi una risposta?”.
Ettore la fissava dritto negli occhi, ironico.
Sabrina non poteva fare a meno di pensare che quel ragazzo l’intrigava.
“Probabilmente sì” concesse, afferrando la borsetta “ciao, a sabato”.
“A sabato” le fece eco Ettore “e mi raccomando saluta gli orsi polari”.
Sabrina rise, il treno si fermò e quando scese il freddo le sembrò meno pungente.

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