Sarah Pellizzari Rabolini PER UN'ESTATE

Descrizione

Teodora, per tutti Teo, ha da poco passato l’esame di maturità, quando parte da Caldè, il paese sul lago Maggiore dove vive, per una vacanza in Sardegna con Maria e Linda, sue grandi amiche. In campeggio incontrano Luca e Guido, due ragazzi più grandi che vivono a Milano. Teo s’innamora perdutamente di Guido e lui la ricambia. I due si amano e, di ritorno dalla Sardegna, Teo lascia Fabio, il fidanzato storico che la aspettava a casa. Inizia così un'intensa storia d'amore, fatta di viaggi e di avventura, di musica e di poesia, finché Guido decide di lasciarsi condurre dal suo spirito libero, ribelle e partire per Londra. Una separazione dolorosa, che lascia Teo con mille domande sulla propria identità, su Guido e sulla natura del vero amore. Giusto lasciarsi andare? Bisogna perdersi per ritrovarsi? Come Ulisse, anche Guido tornerà ad Itaca dopo qualche anno? In caso troverà Penelope-Teodora ad aspettarlo? Attraverso la pittura e la mitologia, Teo affronterà un viaggio importante, quello che porterà ad analizzare i suoi sentimenti più profondi e capire la sua vera anima.

Primo capitolo

«E se Orfeo non si fosse girato? Ci hai mai pensato?» domando, sorseggiando la mia bibita. Sto pranzando con Maria. Fa caldissimo. Siamo nel patio di casa sua. Al centro del tavolino in ferro battuto con le sedie coordinate e i cuscini bianchi è accesa una candela alla citronella. Il gelsomino si arrampica sul muro davanti a noi. I gerani e gli ibiscus profumano l’aria. Non siamo al mare, ma sembra di sentire l’odore di un’estate che è esplosa e sa di salsedine. La letteratura e la mitologia sono la mia passione. La professoressa Maiurri ci leggeva Montale con tutta l’anima. Si vedeva che era una donna felice, le brillava- no gli occhi, camminava per l’aula come su un palcoscenico, avanti e indietro. Poi si appoggiava alla cattedra e ordinava: «Matita alla mano» e noi pronti a prendere appunti su metafore, allitterazioni e onomatopee. Montale. Ascoltavo piena di sogni, desiderosa di essere come quei sassi, mangiati dalla salsedine, abbandonati sulla riva in attesa di un’onda migliore. Ma la cosa che più affascinava della Maiurri era quando recitava i versi dell’Iliade e dell’Odissea. I miti greci erano per lei l’Amore, con la lettera maiuscola. Ci raccontava che la sera, come Machiavelli, indossava un bel vestito, si dava una sistemata al trucco e poi andava nello studio di casa sua per incontrare i suoi miti! All’inizio il marito l’aveva presa per matta, ma poi ci aveva fatto l’abitudine. «Non si può leggere di Achille in tuta da ginnastica!» diceva sempre anche a noi che, magari, durante le interrogazioni non eravamo così brillanti. «Oh povera me! Stasera farò le mie scuse ad Achille. Si starà rivoltando nella tomba!» diceva al povero studente che poco sapeva. Anch’io avrei voluto incontrare un giorno un eroe mitologico, un dio greco, un personaggio di quelli in grado di compiere gesta epiche e sfidare gli dèi. Maria aveva servito, su un letto di rucola, dei pomodorini punteggiati di sale e origano. Il carpaccio di pesce spada, preso quella stessa mattina al mercato, era freschissimo, ma quel sapore di mare, di porto, di peschereccio mi urtava. Non riuscivo a mangiarlo. Così le avevo chiesto una Coca. Maria, inorridita, me l’aveva servita con l’aggiunta del ghiaccio. «Ci hai pensato? Perché Orfeo si è girato? Se non l’avesse fatto?» chiedo di nuovo per evitare che il di- scorso passasse al terrificante abbinamento Coca-Cola e pesce spada. «Perché è un uomo!» risponde lei. «E in quanto tale non si è fidato! Gli avevano detto di aspettare? E lui si gira prima del tempo. E poi, ascolta Teo, cosa va a fare negli Inferi? A prendere una donna che è morta? È morta, lasciala lì dov’è! Non sei d’accordo? Il passato è passato, non si può tornare indietro: Orfeo, fattene una ragione, la vita continua!» Scoppio a ridere. Maria è la mia migliore amica. Non ha fatto il liceo come me. Lei frequenta un istituto professionale per estetiste ma in realtà da grande la vedrei bene come cuoca. È una vera dea in cucina. Assomiglia a Estia, la divinità del focolare che i Greci adoravano. La mitologia mi attanaglia... Orfeo, sul serio, per- ché ti sei girato?

Specifiche

  • Anno di pubblicazione: 2014

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