Racconto n°

1

Categoria:

CORONAVIRUS

DOVUNQUE SARAI Micaela

DOVUNQUE SARAI

 

C1 – La partenza verso Lodi

 

Sembrava un giorno come un altro, ma da lì a poco sarebbe stato tutto diverso...

 

10 marzo 2020. Io e Raffaele siamo sposati da neanche due anni e, nonostante i nostri vari problemi, abbiamo due figli magnifici: Mattia e Luna. Mattia è stato adottato quindici mesi fa, mentre Luna è nata da appena un mese. Per la verità, la nascita di Luna è stata una bella sorpresa che Dio ci ha voluto donare! Mattia, un bambino africano ed albino, era stato messo in un programma per salvarlo dalle tradizioni africane che vedono i ragazzi albini al centro di sacrifici umani per portare prosperità nel villaggio di turno. In poche parole ci è stato offerto di adottare per davvero il bambino che avevamo deciso di adottare a distanza e noi abbiamo accettato di buon grado.

 

Raffaele ha trent'anni ed è un medico chirurgo nella città di Crema, in provincia di Cremona; lui ha trent'anni. Ci siamo conosciuti quasi per caso: il primo giorno di frequentazione di una scuola superiore di Crema, sbagliando il pullman, mi ritrovai da tutt'altra parte; più precisamente, mi ritrovai di fronte all'ospedale di Crema e fu lì che notai un ragazzo in carrozzella che giocava con dei bambini anch'essi malati. Io mi avvicinai quasi attratta da lui. Solo dopo scoprii che era malato di cancro al cervello e che, solo grazie alla mia iniziale amicizia, lui era riuscito a guarire da quella terribile malattia. Era per questo che aveva deciso di fare il chirurgo: per salvare delle vite come qualcun'altro aveva fatto con lui.

 

Infine ci sono io: Delia Granata. Io ho venticinque anni e il mio lavoro è ben più umile di quello che fa mio marito, ma non per questo meno importante: io sono commessa di un piccolo market quasi sul confine di Crema.

 

Stavo tornando dal mio turno pomeridiano. Dal market a casa mia c'è circa mezz'ora di cammino, visto che io non guido. Per caso accendo il cellulare; di solito al lavoro lo tengo spento e, come risultato, ho una miriade di messaggi e chiamate perse da parte di mia madre e del padre di Raf. Quel giorno, però, avevo un solo messaggio, proprio da parte di Raffaele.

 

«Ciao cara, so che sei al lavoro e che, probabilmente, non avrai letto questo messaggio prima delle venti e mezza, ma ti volevo solo dire di sbrigarti a tornare a casa... ho una cosa molto importante da dirti...»

 

Di solito, quando faccio così tardi, mi fermo in una pizzeria per cenare e non costringere Raf a fare da mangiare per me così tardi, ma la curiosità e la premura mi obbligarono a correre a casa.

 

Entrai in casa un po' preoccupata e, appena varcai la soglia della porta, mi venne incontro Raf; a quell'ora, era abituato a guardare la tele, ma quel giorno lo trovai in piedi di fronte alla porta agitato e con le mani tra i capelli. Appena lo vidi così iniziai seriamente a preoccuparmi.

 

 

 

«Cos'è successo?» chiesi io andando dritta al punto.

 

«Ciao, siediti un secondo.»

 

«Così mi fai preoccupare... è successo qualcosa di grave?»

 

«No, ma succederà molto presto» disse lui, mentre mi sedevo su una sedia che Raf aveva preparato per me. «Io... devo partire...»

 

«Come? Perché... quando?»

 

«Il più presto possibile; il motivo è il coronavirus. Suppongo che tu sappia già com'è la situazione a Lodi ed io ed altri medici di Crema dobbiamo andare appunto a Lodi per dare una mano... non so se capisci...»

 

«Sì, tranquillo... sapevo che la situazione era grave, ma fino a questo punto... mi cogli impreparata...»

 

«Il problema è che non puoi venire con me.»

 

«Cosa? Ah, non preoccuparti, se devi andare, non sarò certo io a fermarti.»

 

Annuendo, concluse il discorso dicendo che per lui andava bene partire anche subito ed io, riuscii solo ad annuire. Lui, silenzioso, andò in camera nostra e prese una valigia nella quale aveva messo le poche cose che gli era concesso portare e, dopo avermi baciata, uscì di casa. Solo allora mi accorsi che c'era una piatto di pasta al pesto in microonde, ma io non avevo affatto voglia di mangiare. Dopo aver messo la pasta in frigorifero, mi distesi sul letto.

 

Piansi per tutta la notte.

 

 

 

C2 – Babysitter

 

12 marzo 2020. Mattia cominciò quasi subito a chiedere di suo padre ed io, trattenendo a stento le lacrime, gli rispondevo che era a salvare delle vite innocenti. Ormai aveva tre anni, quindi cominciava a capire quanto la situazione fosse preoccupante e, le sue insistenze, si fecero sempre meno presenti; forse capiva più di me quanto la situazione si stava complicando in tutta Italia.

 

Anche se Mattia era molto più collaborativo del previsto, ero comunque sola con due bambini!

 

Spiegando la mia situazione personale, il mio capo mi capì al volo e mi permise di rimanere a casa in attesa di trovare una babysitter per i piccoli. Era tutto così veloce, che a malapena avevo il tempo di respirare. Per tutto il giorno cercai qualcuno che mi potesse dare una mano, ma nulla sembrava andare per il verso giusto...

 

A quel punto ero io che non riuscivo a trovare mio marito da nessuna parte; anche se il mio cellulare era acceso tutto il giorno, nessuno si degnava di chiamarmi, né mio marito, né mia madre... ma che diavolo stava accadendo? Era una situazione tanto... importante? Mentre cercavo delle risposte, il cellulare si mise a squillare: avevo messo un avviso su un noto sito cerca lavoro e, a quanto pare, dopo un'intera giornata di vuoto, qualcuno mi stava contattando.

 

Nel giro di un'ora ricevetti ben tre richieste.

 

Avevo richiesto una totale disponibilità e promesso che, oltre ad un buon compenso, avrebbero avuto una stanza tutta per sé e il cibo comprato dalla famiglia a disposizione. L'unica cosa che volevo era che sapessero che c'erano delle telecamere di sicurezza in giro per casa e che, eventuali truffatori o persone pericolose per i miei figli sarebbero finite in manette seduta stante.

 

A parte tutto ciò, invitai le tre persone a presentarsi nel giro di un'ora a casa mia, per un colloquio dal vivo: odiavo fare le cose importanti per telefono. La prima era Emiliana, una ragazza di diciotto anni, senza esperienza di lavoro, ma che aveva spesso fatto la babysitter per il fratello minore; la seconda era Eliana, una donna sui settant'anni; l'ultimo era Mirko, un mio coetaneo in attesa di occupazione.

 

Eliana sembrava davvero troppo anziana e, anche se era convinta di quel che voleva fare, sembrava più una richiesta di... aiuto? Viveva da sola e, con il covid-19 era preoccupata di morire da sola in casa; con il cuore in mano, fui costretta a dirle che non potevo affidare ad una persona tanto anziana due bambini piccoli. Con un sorriso rassegnato, mi disse che andava tutto bene, mi ringraziò lo stesso e se ne tornò a casa.

 

Emiliana sembrava perfetta, ma aveva un piccolo difetto: era una fumatrice fin troppo attiva. Io le ribadii che c'erano delle telecamere, ma lei non sembrò preoccupata: prometteva di fumare solo in assenza dei bambini e, per il momento, la sua parola mi bastava.

 

Infine c'era Mirko. Che dire... non mi convinceva troppo l'idea di avere un uomo che si occupava dei bambini: si sa che le donne sono più afferrate in questo senso. Per me non c'era altro da aggiungere: l'ideale era Emiliana, così rimandai a casa Mirko e feci sistemare la ragazza nella stanza degli ospiti.

 

 

 

C3 – Mirko

 

16 marzo 2020. In quattro giorni era tornato tutto come prima della quarantena. Io facevo video chiamate lunghissime con Raf e, qualche volta, facevamo sesso virtuale, ricordandomi di cancellare ogni qualsivoglia di traccia delle chat e mostrandomi sempre tranquilla, mentre, in realtà, impazzivo in preda agli ormoni.

 

Anche se ci vedevamo in video chiamata, mi mancava il calore fisico del suo corpo.

 

Io ero tornata a lavorare da neanche un giorno, ma, forse per colpa della mascherina che ero obbligata a portare, o per la fila immensa di fronte al market, mi sembrava tutto troppo vero. In più non facevo altro che pensare a Raf e ai piccoli. Lavorare in quelle condizioni non era proprio una cosa positiva...

 

Tornai la sera a casa demoralizzata fino all'estremo.

 

Aprii la porta e vidi una cosa che mi fece ghiacciare il sangue nelle vene: c'era Matteo con in mano un mozzicone di sigaretta, mentre Emiliana era misteriosamente sparita. In meno di due secondi netti, strappai di mano il mozzicone a Matteo, facendo urtare il tavolino e uno strano fogliettino cadde dalla borsa di Emiliana. Lo presi e lo aprii: era la carta d'identità di Emiliana; una cosa mi fece arrabbiare come una bestia: l'anno del compleanno di Emiliana era il 2004, quindi non aveva diciotto anni, ma sedici!

 

Stavo scoppiando dalla rabbia!

 

«Emiliana!» gridai io.

 

«Non urli, signora, la piccola dorme.»

 

«Non urli? Non urli? Ma ti rendi conto che se non entravo in tempo mio figlio sarebbe potuto morire soffocato? E poi cos'è questa storia che sei del 2004: non dovevi avere diciotto anni?»

 

«Mi dispiace, ma la prego non mi cacci via...»

 

«Certo che ti caccio: vattene!»

 

Presi al volo le sue cose e le buttai fuori dalla porta, insieme alla loro proprietaria. Chiusa la porta, mi misi a piangere istericamente, tanto che svegliai Luna. Andai a mettere Matteo a letto ed a cercare di consolare Luna. Poi mi misi in salotto e mi misi le mani tra i capelli... e adesso cosa facevo? Non avevo più una babysitter e la mia pressione era diventata altissima per l'esasperazione.

 

Aprii il frigorifero e vidi la pasta al pesto che mi aveva fatto Raf e, quasi disgustata dalla puzza che stava iniziando a fare, la buttai nella spazzatura; fu in quel momento che mi venne in mente l'ultima persona che si era presentata all'annuncio, nonché la mia ultima speranza: Mirko.

 

Lo chiamai al volo e lui, per mia fortuna, accettò di venire a casa mia per fare da babysitter ai piccoli e, a quel punto, non potei fare altro che accettare senza troppi preamboli.

 

 

 

C4 – Il tradimento

 

19 marzo 2020. Ricorderò per sempre questo giorno e non per le motivazioni che potreste pensare voi.

 

Dopo l'incidente con Emiliana, non perdevo d'occhio Mirko ogni volta che ero al lavoro. Non che a lui desse fastidio, anzi, prendeva il suo impiego come una cosa serissima. L'unica cosa che non mi lasciava tranquilla era una sacca rossa che Mirko non apriva mai e non lasciava aprire ai bambini... cosa nascondeva?

 

Quel giorno dovevo fare il turno di mattina e, svegliandomi alle sette, tutti stavano ancora dormendo. Tutti tranne Mirko che era andato un secondo in bagno. Notai che aveva lasciato la sua sacca nella sua stanza. La curiosità mi assalì e non potei fare a meno che aprirla; quel che ci trovai dentro mi fece sentire a disagio... c'erano preservativi, un anello vibrante e foto di donne nude. Con che razza di uomo mi ero messa in contatto?

 

Purtroppo ero in ritardo e non avrei potuto fare l'interrogatorio che avevo in testa di fargli. Quando tornai a casa, ero pronta a fargli il quarto grado, ma la fame mi divorava e, prima, decisi di divorare la pasta al ragù che mi aveva preparato. Poi, dopo aver messo i bambini a fare il riposino di pomeriggio, mi andai a cambiare in camera mia; nel frattempo, Mirko era andato a farsi una doccia. Dopo essersi lavato, sarebbe dovuto venire in camera mia.

 

«Mirko, dobbiamo parlare» dissi io dandogli le spalle, mentre cercavo qualcosa di comodo da mettere.

 

«C'è qualcosa che non va?»

 

«No, i bambini sono entusiasti di te ed io con loro. Ma c'è una cosa che non posso sopportare: quelle foto di donne nude e poi l'anello vibrante! So che non avrei dovuto farmi gli affari tuoi, ma questa è comunque casa mia e non posso permettere che i miei figli vedano cose di questo genere. Ci capiamo, no?»

 

Mi girai verso di lui e notai che era completamente nudo, solo con un asciugamano in vita. Lui sembrava timido, di una timidezza maliziosa. Fece un passo e chiuse la porta a chiave. Io non riuscii a fare nulla: ero fisicamente attratta da lui. Si tolse l'asciugamano e si diresse verso di me. Io mi sedetti sul letto e lo guardai ammaliata; lui mi guardava il seno e, dopo aver preso la mia mano, la posò sul suo pene. Lui mi toccò il seno sotto il reggiseno; fu allora che mi baciò; io non riuscii a fermarlo e, quando fece per lasciare le mie labbra, io lo seguii e lo trascinai sopra di me. Mi spogliai desiderosa dei suoi baci. Lui era al massimo dell'eccitazione e così anche io. Ma, poco prima di fare sesso, il cellulare suonò.

 

Mi sentii soffocare e rifiutai Mirko. Lui si alzò e, immediatamente, riprese l'asciugamano e, dopo avermi chiesto più volte scusa, se ne andò. Mi rivestii di fretta, vergognandomi di quel che avevo fatto e mi misi a piangere pensando a Raf.

 

Risposi tremante al cellulare; era Raf in video chiamata.

 

«Ciao tesoro!» disse lui.

 

«Ti ho tradito!» dissi io di colpo, attaccandogli in faccia appena dette quelle parole.

 

Non sapevo più cosa fare.

 

 

 

C5 – Verso Milano

 

23 marzo 2020. Per i quattro giorni successivi, non feci altro che pensare a quello che era successo, schifata di me stessa. Raf non si faceva più sentire ed io ero timorosa di chiamarlo. Anche al lavoro non riuscivo a fare granché e, alla fine, anche la pazienza del mio capo si esaurì e, nonostante la grande richiesta da parte dei market e dei supermarket di personale, io venni “esortata” a rimanere a casa.

 

Mirko se n'era andato di sua spontaneità dopo l'accaduto che lui stesso aveva provocato, ma, tanto, non mi serviva più un babysitter. Non volle neanche i soldi per il suo lavoro che, per quanto mi avesse fatto un grande torto cercando di fare sesso con me, era stato svolto con grande serietà ed i miei figli erano contenti di stare con lui.

 

Tornando ad oggi, ho deciso di scrivere questo post per cercare di omettere i miei sensi di colpa, ma sembra tutto inutile... ora non mi resta che tornare a casa dei miei genitori ed aspettare la chiamata dagli avvocati che mio marito mi vorrà sguinzagliare contro ed accettare che vorrà togliermi i bambini... o almeno così credevo!

 

Verso le sedici e un quarto di oggi, ho ricevuto un messaggio di mio marito.

 

«Ciao, dobbiamo parlare.»

 

«Ci siamo...» pensai subito.

 

Entrò in casa, mentre io ero ad allattare Luna; lo guardai con aria colpevole, ma lui non mi degnò di uno sguardo. Diede un bacio in fronte a Mattia, poi si avvicinò e diede un bacio in fronte a Luna, poi mi guardò ed io abbassai lo sguardo. Lui, con aria dolce, mi accarezzò il viso e mi baciò in bocca.

 

Non capivo cosa stava succedendo.

 

«Ciao tesoro» disse lui sedendosi di fianco a me.

 

«Ciao!»

 

«Sono tornato perché mi hanno proposto di andare a Milano e a fare parte di un'equipe di medici che combatterà il coronavirus ed io ho accettato solo a patto che voi poteste venire con me. Tu cosa dici?»

 

«Sai che ti seguirei anche in cima al mondo... ma io credevo che...»

 

«Forza, allora, preparati che io preparo i bambini.»

 

Senza darmi il tempo di dire nulla, prese Luna e finì di allattarla lui; senza dire nulla, mi alzai dalla sedia del tavolo della sala ed andai a preparare la mia valigia. Quando ebbi finito, Raf era già pronto ed aspettava solo me.

 

Io annuii e lui mi sorrise. Prese la valigia dei bambini e Luna e, seguito da Mattia, si diresse verso l'ascensore. Io mi diressi verso la porta d'ingresso e mi voltai. In quella casa avevo vissuto dei bei momenti come l'arrivo di Mattia e la nascita di Luna, ma ero contenta di andarmene, specie dopo quel che era successo...

 

In macchina, mentre i bambini dormivano, ne approfittai per parlare con Raf.

 

«Perché mi hai perdonata?»

 

   «Perché ho visto i filmati della telecamera sopra il nostro letto e so che è stato lui a provocarti per primo... e poi ti amo troppo!»

 

Guardandoci negli occhi, ci baciammo. La nostra nuova vita insieme stava per ricominciare a Milano!

 

 

 

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