Racconto n°

10

Categoria:

CORONAVIRUS

Il sogno seducente Claudia Vazzoler

Entro in una libreria e noto una ragazza infervorata nella lettura.

Non stacca gli occhi dalle pagine di un libro dalla copertina rigida, del quale riesco a mala pena leggere il titolo: “Sogno seducente”. Chissà di cosa parla, non riesco a immaginarlo a giudicare dalla serietà con cui sta leggendo. Sembra divorare il testo. Accanto a lei una tazza di caffè che a intervalli regolari porta alla bocca.

 Ogni tanto solleva gli occhi dal libro e dà un’occhiata all’orologio che ha al polso. Forse vorrebbe che il tempo scorresse più velocemente o forse più lentamente.

È concentrata su sé stessa e non sembra aspettare nessuno. Si concede una breve pausa dalla lettura e osserva fuori dalla finestra la strada animata piena di gente che va e viene. Persone che sanno dove andare o che non lo sanno affatto, persone che hanno un obiettivo e altre che non lo hanno.

A un certo punto avverte la mia presenza, mi guarda e i nostri sguardi si incrociano.

 È costretta ad alzare il viso perché sono alto. Le porgo un sorriso affidabile e le chiedo di cosa parli la storia che sta leggendo. Indossa una felpa rosa con il cappuccio, dei jeans e ai piedi ha delle scarpe blu scolorite da tanti lavaggi. Probabilmente è una studentessa: avrà all’incirca diciassette o diciotto anni. Capelli lunghi, castani. È priva di trucco sul volto piccolo e ovale dove ora le si forma una ruga: sta riflettendo se e cosa rispondermi.

Alla fine sceglie di rispondermi: “È una favola su come i ricordi siano il combustibile per alimentare la vita. Alcuni sono importanti, altri completamente inutili, ma l’esistenza va avanti comunque. È importante tirarli fuori dal cassetto della memoria quando pensiamo di non farcela più, perché in qualche modo ci aiuteranno a venirne fuori.

È una favola sulla consapevolezza, su chi siamo veramente quando la nostra quotidianità si sgretola, rivelandoci le fondamenta della nostra esistenza.

È una favola su ciò che abbiamo costruito, distrutto e su ciò che desideriamo ricostruire o creare ex novo, dopo aver appreso che ciò che davamo per scontato può all’improvviso esserci tolto.

È una storia che ci insegna che quando il clamore del mondo soffoca la nostra voce interiore è il momento di svegliarci e risvegliare ciò che dorme in ognuno di noi, intraprendendo un cammino in cui ogni passo può nascondere delle insidie, un sentiero che può rivelarsi un labirinto, un percorso dove la vittoria potrebbe avere lo stesso volto della sconfitta.

È la mappa per raggiungere l’isola della nostra consapevolezza.

È un racconto sull’immergersi nel fiume di passioni che scorre attraverso la vita.

Mi porge un carteggio e mi dice di iniziare a leggerlo, perché è dalla comprensione dell’amore che si svela il mondo.

Ed io non posso fare che leggere ed entrare nel sogno seducente che mi è stato donato.

 

Cara Carol, mi sveglio con quel mezzo millimetro di barba in più e quei centimetri di nuove molteplici rughe che solcano il mio viso.

La mia unità di misura sono diventati i centimetri di strada che percorro tra un pensiero e l'altro.

Non ho tanti nuovi pensieri, tutti i progetti vengono lentamente posticipati, forse domani, forse a maggio forse a settembre, forse per un altro inverno.

Scavo in profondità per far compagnia alle mie rughe e loro ritrovano i miei ricordi.

I sorrisi, gli abbracci, i baci dati o ricevuti, sono come la legna accatastata da ardere durante l'inverno.

Lì, nascosti anche loro in un posto sicuro, al riparo dal vento e dalle brutte giornate, facili da prendere e perché' no, anche belli da ricordare.

Sì sono loro, la mia legna.

Nel ripensarti, mia cara Carol, dopo tutti questi anni, ho avuto la certezza che noi non siamo mai stati un banale ricordo.

Ti ho immaginata seduta davanti al tuo portone, tra fiori e raggi di sole.

Ho immaginato di fermarmi per un semplice saluto, consapevole che non sarei stato gradito in questa situazione di generale sospetto tra le persone.

Senza guanti né protezioni, tu mi hai accolto con un sorriso.

Il tuo spontaneo gesto di aprirmi il cancello per ridurre le nostre distanze è stata la prova della nostra eterna confidenza e giovanile incoscienza.

Ti dissi, no, non farlo, ma dentro di me, nascosto da un paio di occhiali, pensavo: “ma che bel regalo”.

Ti ho immaginata così, guardando crescere i fiori dal mio balcone.

    2.3/5 di voti (3 voti)

Lascia un commento

Please login to leave a comment.

Seguiteci su

R come Romance
Edizioni del Loggione srl
Sede legale: Via Piave 60 - Modena - Italy
P.Iva:03675550366


Sito realizzato da Damster Multimedia