Racconto n°

3

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CORONAVIRUS

Il terrazzino Sonia Balsami

Il terrazzino

Elisa aggiunse terra al vaso del basilico e si tolse i guanti usa e getta. In quei giorni erano diventati i compagni delle sue sporadiche uscite per fare la spesa.

Guardò dalla terrazza la strada deserta, i negozi con la saracinesca abbassata e provò un senso di angoscia.

Era tornata due giorni prima da un viaggio di lavoro durato quindici giorni. In tempo per ritrovarsi rinchiusa in casa, come il resto d’Italia, per colpa del Covid-19.

«Buongiorno.»

Elisa si girò, con un’espressione stupita dipinta sul viso. Nel terrazzo di fianco un ragazzo le sorrise con empatia. Elisa si chiese cosa ci facesse lì. L’appartamento di fianco al suo era vuoto da alcuni mesi, da quando il signor Dovesi era morto. Lei non aveva potuto partecipare al suo funerale, era via per una trasferta di lavoro. Le era dispiaciuto non partecipare, il signor Dovesi abitava in quella palazzina da sempre e quando era assente le ritirava la posta.

Il ragazzo lesse confusione mista a curiosità sul volto della ragazza. Si presentò.

«Sono Roberto. Il signor Dovesi era mio nonno. Sono venuto ad abitare qui da una settimana. Pensavo che l’appartamento di fianco al mio fosse vuoto.»

Elisa abbozzò un sorriso.

«Pensavo la stessa cosa. Sono partita quindici giorni fa e l’appartamento era ancora disabitato.»

Lo squillo del cellulare si sentì nitido nel silenzio innaturale. Elisa pensò che le mancava il rumore delle auto, il vociare delle persone, lo strombazzare dei clacson.

«Ci vediamo» salutò il ragazzo e andò a rispondere. Sua madre in videochiamata l’avrebbe evitata volentieri. Da quando aveva imparato a fare le videochiamate su wathapp la sua vita si era complicata. Le fece le solite domande: hai mangiato, hai dormito, stai attenta mettiti i guanti e la mascherina. Inutile ripeterlo a lei, sua madre non ascoltava. Sembrava che il Covid-19 non la riguardasse. Quando salutò sua madre si accorse che ormai era ora di preparare da mangiare.

 

Amava cucinare, anche se il lavoro la obbligava a rimanere fuori case troppe ore per avere il tempo di elaborare ricette. Ora non aveva scuse, il tempo non le mancava.
Farina, uova, latte, zucchero, olio, burro. Gli ingredienti base non mancavano.

Scartabellò fra le ricette salvate nella cartella “ricette da provare”. Scelse una ricetta salata e una dolce e si mise all’opera sulle note di Stai attenta dei Negramaro.

A risultato finito si accorse di aver abbondato nella quantità. Si era fatta prendere la mano e oltre alla torta salata aveva preparato anche delle piadine e un dolce al cioccolato.

Poteva congelare qualcosa o in alternativa passare un po’ di cibo al vicino.

Dalla terrazza arrivavano rumori.

Sbirciò fuori e vide Roberto intento a montare un tavolino da campeggio.

«Ciao.»

«Ciao, ho pensato che mangiare fuori non è una pessima idea.»

«Se ti piace la piadina e la torta al cioccolato posso contribuire alla cena.»

«Solo se metto il vino.»

«D’accordo.»

Mezz’ora dopo Elisa cercava di far stare tutte le pietanze sul minuscolo tavolino comprato in un momento di euforia all’Ikea.

Roberto dall’altra parte della ringhiera aveva aperto una bottiglia di vino rosso.

La serata era continuata fra chiacchiere e confidenze inaspettate.

Elisa era andata a letto un po’ brilla e più serena del solito.

Iniziarono a cenare insieme, pur distanti, tutte le sere. Febbraio diventò marzo e quando fu prolungata la quarantena ad aprile Elisa provò un senso di sollievo che la preoccupò. Le capitava sempre più spesso di rimanere incatenata agli occhi di Roberto, di ridere alle sue battute. La notte precedente aveva sognato che si baciavano con le mascherine altruiste sul viso.

Uscì sul terrazzino per commentare con Roberto il protrarsi della quarantena e vide sul suo viso lo stesso sorriso soddisfatto.

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