Racconto n°

23

APPUNTAMENTO AL BUIO Francesca Panzacchi

APPUNTAMENTO AL BUIO

Sono le diciotto e trentadue. Esco dall’ufficio e mi dirigo in stazione. Non voglio passare da casa. Se lo facessi forse poi tornerei sui miei passi. Sono una persona piuttosto razionale e penso sempre a lungo prima di prendere qualunque decisione. Stavolta no. Stavolta ho deciso di seguire il mio istinto. Il treno è quasi puntuale. Salgo in fretta e mi sistemo nel primo scompartimento.
Guardo fuori dal finestrino il rassicurante paesaggio emiliano: case dai camini fumanti punteggiano la campagna avvolte da una nebbia non troppo fitta. Le immagini che catturo con gli occhi scorrono via velocemente. Mi cullano, mi stordiscono. Devo percorrere soltanto poche decine di chilometri ancora e poi sarò arrivata. Ma gli attimi sembrano interminabili ore, sento il peso dell’attesa che mi opprime. Mi sforzo di distogliere il pensiero da lui, cosa che mi riesce solo in parte. Osservo le persone che ho attorno: qualcuno legge, qualcun altro giocherella con il cellulare, poi c’è un tizio che mi fissa con insistenza le caviglie. Precipito di nuovo nell’abisso dei miei pensieri. Ripenso a tutte quelle missive virtuali, alla potenza che scaturiva dalle nostre parole. Tutto era avvenuto molto velocemente o forse ci eravamo soltanto fatti prendere la mano. Ho la certezza che, ad un certo punto, non so dire con esattezza quando, ciò che la nostra comunicazione aveva inaspettatamente generato abbia preso il sopravvento, diventando qualcosa di più grande di noi.
Devo scendere. Forse non avrei dovuto accettare questo appuntamento folle.
Ho paura ma sento che non posso tornare indietro.
Ho molti dubbi. Ma la mia curiosità li uccide tutti.
Si aprono le porte, scendo di corsa e mi abbottono nervosamente il cappotto.
Respiro la nebbia d’ottobre. Respiro la mia incertezza.
L’albergo dista poche centinaia di metri dalla stazione, tutto è stato pianificato nei minimi dettagli. Lui è bravissimo in questo. Attraverso la piccola hall e lascio il mio nome, poi inizio a salire le scale. Il corridoio è ampio ma poco illuminato, pochi passi e mi fermo davanti a un numero metallico appeso un po’ storto. Appoggio la testa alla porta, tendendo l’orecchio. Nessun rumore. Busso due volte, la maniglia si muove, la porta ora è socchiusa. Aspetto qualche secondo, fin quando la luce del corridoio si spegne. Entro piano e chiudo la porta alle mie spalle.
Vengo inghiottita dal buio. Butto lo zaino sul pavimento. Penso a cosa direbbe mio fratello se sapesse dove mi trovo in questo momento. Mi mordo le labbra per non violare quel silenzio perfetto. Assaporo il buio con le gambe tremanti, attendo la sua voce che quando arriva inevitabilmente mi fa sussultare. Squarcia il silenzio, anche se è soltanto un sussurro…
“Ho avuto paura che non venissi…”
Mentre parla si avvicina, lentamente. Ne avverto il respiro, vicino al mio viso. Con la mano sinistra chiude a chiave la porta. Mi sfiora il viso con le labbra, con lentezza disarmante. Cerca le mie mani per intrecciarle alle sue sopra alla mia testa e intanto mi spinge contro la parete. E’ dolce ma risoluto, percorre il profilo del mio corpo con le mani, indugiando lungo la curva dei miei fianchi, senza lasciarmi scampo. Mi accarezza, mi studia, assapora ogni centimetro del mio collo mentre sussurra il suo desiderio al mio orecchio. Le parole prendono vita e calore. Un vortice di emozioni mi investe. Mi sciolgo in quell’abbraccio e bacio labbra che non ho mai visto. I gesti ora traducono alla perfezione l’intensità che prima apparteneva soltanto alle parole e ai pensieri.
Non so più se ho paura, di certo so che voglio restare.

Pagina autore

Francesca Panzacchi
    4.5/5 di voti (4 voti)

Lascia un commento

Stai commentando come ospite.

Seguiteci su

R come Romance
Edizioni del Loggione srl
Sede legale: Via Paolo Ferrari 51/c - Modena - Italy
P.Iva:03675550366


Sito realizzato da Damster Multimedia