Racconto n°

27

COMPAGNE Cristina Orlandi

COMPAGNE

7 maggio 2014
Lo so, sono diversa. Nel senso che vivo in una condizione difficile e anomala.
Ma non è stata una mia scelta. Cioè, non sono stata io a decidere di essere una moglie tradita.
E’ un segreto che nascondo bene. Intendiamoci, non è che io mi illuda che nessuno sappia. Anzi, probabilmente, sono stata l’ultima a saperlo. Proprio come sentenzia il vecchio adagio, quello che dice che il cornuto si rende conto di ciò che capita quando ormai, attorno a lui, tutti sanno. Intendiamoci, non è che noi tradite siamo delle frescone, con una spiccata tendenza a berci qualsiasi balla, dalla cena pre-natalizia dell’ufficio a luglio al business-dinner con frequenza plurisettimanale.
Per non parlare del cellulare sempre sul cuore, per non perdere nemmeno una vibrazione che annuncia un sms dell’amata. Certo, come no. Siamo così sceme, noi tradite, che togliere la suoneria garantisce l’insospettabilità del continuo smanettare.
Il fatto è che è come se ci fosse un blocco, un dispositivo, chiamiamola una protezione che ci impedisce di cogliere i segnali. Mio marito ha spesso capelli biondi sulla giacca? E’ colpa dell’attaccapanni dell’ufficio, con i ganci appendiabiti troppo vicini tra loro. Un profumo femminile non mio? Colpa dell’autobus affollato.
Troppo tempo passato al cellulare? É sicuramente per lavoro, povero caro.
Ho deciso di ignorare i segnali. Così nessuno sa che so. Di conseguenza, non posso parlare di questa cosa squallida con nessuno, e posso quasi convincermi che non sia vero.
Ma arriva il giorno del SEGNALE BRUTTISSIMO, cioè il giorno in cui trovo in casa mia tracce del passaggio della GRANDE ZOCCOLA.
Intendiamoci, non ci sono mozziconi di sigaretta con il rossetto. E nemmeno mutande non mie dimenticate in giro. Ma capelli biondi sul MIO cuscino, quelli sì. Di nuovo QUEI capelli biondi. E una strana mania di girare il rotolo della carta igienica. Noi, a casa, la mettiamo nel portarotolo con lo strappo verso il muro. Chissà perché, alla zoccola non piace. Non tocca altro, né in bagno, né altrove, ma ogni volta toglie la carta dal portarotolo e la rimette al contrario.
Curioso come il pensiero che la puttanona si scopi mio marito posso anche mandarlo giù, ma mi risulti intollerabile l’idea che lei si intrufoli nella mia casa. Sembra che io sia più gelosa di un rotolo di carta igienica che di mio marito. Questa cosa non me la spiego nemmeno io. O meglio, non posso far nulla per impedire al consorte di essere così salame da rischiare di far saltare un matrimonio con figli, ma a qualunque costo devo proteggere la mia casa.
Così faccio il GRANDE PASSO, cioè confido alla mia amica e collega Barbara il mio tormento. Ora non è più un segreto. Non mi faccio illusioni, la riservatezza non è la specialità di nessuno, e presto tutto l’ufficio saprà che so. Pazienza, non ce la facevo più. Soprattutto, ho bisogno della cinica saggezza di Barbara sotto forma di pillole di consiglio.
«Prendi un coltello e tagliaglielo.”
«Dai, Barbara, un consiglio serio. Tu che faresti?”
«Se non vuoi vedere sangue, consiglio allora la castrazione chimica.”
«Alternative?”
«Affrontalo. Digli che è uno stronzo figliodiputtana bastardo traditore senza nessun rispetto per la madre dei propri figli.”
Già. Affrontarlo. Come dire “prendere il toro per le corna”. E chi me lo dà il coraggio? Voglio dire: e se lui, messo con le spalle al muro, scegliesse l’altra? Se solo riuscissi a scoprire chi è. Sono nel bar vicino all’ufficio, dove ogni mattina prendo un caffè prima di iniziare a lavorare. Immersa nelle mie cupe considerazioni, ho la sensazione che tutte le persone attorno a me siano felici, appagate, che nessuna di loro debba metabolizzare l’umiliazione del tradimento. La cassiera, per esempio. Vede ogni giorno centinaia di persone, e sorride a tutti, ma proprio a tutti. Deve essere davvero felice, beata lei.

8 maggio 2014
Lo so, sono diversa. Nel senso che vivo una condizione difficile e anomala.
Ma non è stata una mia scelta. Cioè, non sono stata io a decidere di essere l’amante di un uomo sposato.
Vero, nessuno mi ci ha costretta. E lui non mi ha nemmeno mai nascosto di essere sposato. Ha cominciato a starmi vicino in un momento difficile, quando ho chiuso la storia con il fidanzato storico. Faceva l’amico, il confidente. Al punto che è diventato naturale chiacchierare con lui di tutto. Così naturale da accettare il fatale invito a cena. E quando lui mi ha baciata, fuori dal ristorante, mi sono sentita felice come una liceale invitata al ballo di fine anno.
Da molti mesi ci vediamo regolarmente. Di nascosto. Passato il primo periodo di stordimento, questa cosa del vederci di nascosto mi crea non pochi problemi.
Sono una persona adulta, che frequenta l’uomo che ama. Perché tutta questa segretezza? Perché non posso farmi vedere con lui nei teatri, al cinema, alle feste? Non posso presentarlo agli amici, riusciamo a vederci solo nei ristoranti fuori mano e in una squallida stanza d’albergo.
Non mi telefona spesso, teme che la moglie possa sorprenderlo. Sono stanca di vivere nell’ombra, logorata dalla paura di essere scoperti. Frequentare la sua casa mi causa un atteggiamento ambivalente: da un lato mi sento a disagio, un’estranea, un’intrusa che si introduce nell’intimità altrui senza averne il diritto; da un altro lato sono felice che lui si fidi di me al punto di invitarmi a casa nei giorni in cui è certo che non ci sarà nessuno.
«Chiunque, al suo posto, farebbe come lui “ dice la mia amica Roberta.
«Per il semplice fatto “ prosegue «che chiunque seguiterebbe a compiere le azioni più vergognose,  finché tali azioni gli fossero permesse. Devi metterlo con le spalle al muro, costringerlo a scegliere.
Già, costringerlo a scegliere. Come se io ne avessi il potere. Certo, ci amiamo. Ma resta il fatto che LEI è la moglie, LEI è la madre dei suoi figli. Se lo mettessi di fronte a un bivio, non deciderebbe certo di prendere la MIA direzione. A meno che la moglie non sia l’arpia che lui descrive. Se solo riuscissi a sapere chi è.
«Buongiorno, pago un caffè.”
Non mi ero accorta che era entrata quella signora elegante e sempre così gentile, cliente fissa del bar dove lavoro. Non so nulla di lei, nemmeno il suo nome. Ha la fede al dito, quindi è una a cui è riuscito di collocarsi dalla parte giusta, quella delle mogli. La parte vincente. Da come sorride, sembra felice. Beata lei.
9 maggio 2014.
Ho deciso di trovare il coraggio di parlare a mio marito. Lo so, rischio di sentirgli pronunciare il fatidico:
«É finita, mi sono innamorato di un’altra» e di vederlo andarsene. D’altra parte, l’alternativa è continuare a vivere nel tormento. Sono giunta alla conclusione che, se lo affronto, le cose possono solo migliorare.
Alla peggio, lui sceglierà l’altra, lasciandomi. Ma sarei anch’io libera di rifarmi una vita. Ricominciare daccapo, perché no? Se può farlo lui… Sarà sempre meglio che stare qui a macerare nell’ansia.
Ora lo chiamo e gli chiedo dov’è. Già che ci sono, gli dico di tornare presto. Mi faccio trovare in ordine, truccata e vestita come se fossi pronta per uscire. Cena gustosa e lume di candela. Voglio essere dolce, accattivante, dialogherò con calma. Potrebbe anche andare bene, nel senso che lui potrebbe decidere di rimanere con me. Certo, quando lui saprà che io so, aumenterà il disagio tra noi, i silenzi si faranno se possibile più pesanti, carichi di cose non dette. Ma possiamo farcela. Io credo ancora nel nostro matrimonio, nella famiglia. L’arcano è tutto qui: lui ci crederà ancora?
«Dove sei?»
«In giro, per lavoro»
«Perché poco fa non mi rispondevi?»
«Te l’ho detto, sono in giro. Stavo guidando senza auricolare»
«In giro dove? Non credo che tu stia ancora lavorando, a quest’ora» Il mio tono è accusatorio, mannaggia. Sono riuscita a irritarlo, infatti riattacca, con un lapidario
«Ci sentiamo dopo»
Fortuna che avevo appena terminato di formulare il buon proposito di “dialogare con calma”. Chissà se “lei” ce la fa a stare sempre calma. Chissà chi diavolo è.
9 maggio 2014
Ieri la moglie lo ha chiamato mentre era con me. Da come lui le rispondeva, deve avergli fatto un mezzo interrogatorio. Quando ha chiuso la telefonata, aveva una faccia da
«Te l’avevo detto che mia moglie è un’arpia»
Ma io non gli credo. Altrimenti, perché se la sarebbe sposata? Soprattutto, per quale motivo rimarrebbe con lei? Un giorno, nel loro bagno di casa, ho visto vicino al contenitore dei cosmetici una copia di “Il maestro e Margherita”. Una donna che apprezza una cosa così bella non può essere davvero cattiva. La immagino mentre, per non interrompere la lettura, si porta il libro in bagno, ottimizzando così il tempo di asciugarsi i capelli. Poi deve proprio scappare, così il libro rimane lì, accuratamente riposto e con un segnalibro per non perdere la pagina. È brutto da parte mia intrufolarmi in un luogo che non mi appartiene. Lei sta lavorando, e io ho appena finito di fare l’amore con suo marito. Complimenti. Cerco di non toccare nulla, uso solo un po’ di carta igienica. Il rotolo è sistemato al contrario, lo metto per il verso giusto ed esco più in fretta che posso.
Non è possibile andare avanti così. Non sono una ladra, non voglio più appropriarmi dell’intimità altrui. Parlerò con lui appena ci vedremo. Gli dirò che voglio mettere i MIEI libri nel bagno di casa sua. Il rischio di farmi prendere per matta è altissimo. Ma devo correrlo.
9 maggio 2014
Credono che io non mi sia accorto di come si stanno agitando.
Curioso come le donne siano così brave a trovare problemi dove non ce ne sono. Pare che una donna sia incapace di seguire un ragionamento semplice e diretto: la moglie rompe i coglioni, allora mi sono fatto l’amante. Per scopare un po’, ma anche per amore della famiglia: se riesco ad avere un po’ di distrazioni fuori casa, di conseguenza sarò soddisfatto, quindi tranquillo e meno incline a raccogliere le provocazioni. Insomma, se io ho l’amante, a casa si litiga meno.
Certo, mia moglie non è una cretina. Non si beve certo la storiella della cena di lavoro 2 volte la settimana.
Ma non c’è bisogno di improvvisarsi Sherlock Holmes, facendosi assalire dalle manie di controllo nei confronti del sottoscritto. Interrogatori ogni volta che esco, e ispezioni infinite quando rientro. A caccia di capelli, macchie di rossetto, scie di profumi. Il fatto che io sia appagato come un antico romano alle terme di Caracalla pare non interessare a nessuno. Invece che apprezzare l’armonia derivante dal mio stato di godimento, o post-godimento, chiamiamolo come vogliamo, mia moglie si scervella per trovare prove del mio adulterio. De gustibus.
Per non parlare della ragazza: quando ci vediamo, le offro una cena e un paradisiaco dopocena tra le coperte. Che vuole di più?  A mia moglie va la quotidianità, con le rogne annesse e connesse e a lei, l’altra va la parte divertente. Eppure non è contenta. Sono settimane che lancia mezze frasi, ipotizzando una convivenza. Giocarmi tutto quello che ho per il suo bel culo. Certo, come no. Come se fossi scemo. Casa, auto, casa al mare. Rimarrebbe tutto a mia moglie. Ho proprio voglia di trovarmi con il sedere per terra, dopo anni di sacrifici.
Poi che crede, questa? Che saremmo davvero così felici? La routine ammazza qualunque rapporto, finiremmo ben presto per stufarci, così io sarei daccapo a cercare evasioni fuori.
Eppure, una decisione devo prenderla, ma fino a oggi non sapevo chi scegliere: la donna a cui ho promesso “fin che morte non ci separi”, anche se ora non l’amo più?
O piuttosto la nuova compagna, dal carattere dolce, solare, dal corpo docile e i capelli biondi?
Ho deciso. In fondo, in una cosa hanno ragione: devo trovare il coraggio di fare chiarezza. Presto sapranno.
9 maggio 2014
Finalmente sono uscita dall’ufficio. Mannaggia, ho fatto tardi. Non riuscirò a preparare il delicato semifreddo al limone che piace tanto a mio marito. Ma posso fermarmi al bar-pasticceria, fanno dolci molto buoni.
La cassiera bionda non ha ancora terminato il turno, mi serve con la solita gentilezza. Stasera ha una luce speciale nello sguardo, forse tra poco vedrà il fidanzato. Mi è simpatica, incrocio le dita per lei, oltre che per me.
9 maggio 2014
È appena entrata la bella signora, elegante e gentile. Mi fermo a servirla, anche se il mio turno è terminato. É un piacere occuparsi di clienti così simpatiche. Lei ha un sorriso malizioso, forse la torta che ha deciso di acquistare sarà il dessert per una cena romantica con il marito. Le auguro, silenziosa, un caloroso “in bocca al lupo” mentre il collega le incarta il dolce.
9 maggio 2014.
Ho fatto tutto, posso rilassarmi. Presto sapranno. Non è stato per nulla facile, ma alla fine ho deciso.
Faccio l’occhiolino alla ragazza mora che mi si avvicina, lei mi sorride. Non mi illudo, non sarà l’inizio di una nuova avventura. Perché so che non la vedrò mai più. È una hostess.
Sono su un aereo, diretto a Santo Domingo. Non ho un biglietto di ritorno.

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