Racconto n°

21

GIOCHI D'AMORE FFLuna

GIOCHI D'AMORE

Le piaceva sentire il tocco delle sue dita  cercare la pelle nuda fra le maglie delle calze di lana. Le calze le aveva comprate in un negozio del centro attirata dal contrasto fra l’apparente compattezza della lana che svelava, a sorpresa, arabeschi alternati a piccoli fori.
La gonna le risalì lungo le cosce, mentre un camion passava sulla corsia accanto. Si chiese se fosse possibile intravedere qualcosa. L’idea la eccitò.
Le piaceva la notte. La frenesia del giorno sembrava spegnersi, i sensi acuirsi, le maschere cadere.
Dischiuse le gambe e lasciò che lui cercasse nuovi fori, come un esploratore cerca nuove mete su una mappa.
Si erano divertiti a perdersi fra i viottoli di Borgo San Giuliano alla ricerca dei dipinti dedicati a Federico Fellini. Anita opulenta usciva dalla fontana di Trevi, Giulietta-Gelsomina sorrideva con un’aria da monella, mentre Marcello Mastroianni osservava sornione.
Fra case colorate, osterie e frasi di Tonino Guerra scarabocchiate sui muri, era inciampata nell’insegna dipinta a mano di un piccolo bed  and  breakfast. Avrebbe voluto dimenticare le altre vite e restare abbracciata a lui fra le lenzuola azzurre del letto fotografato sul depliant pubblicitario appeso alla porta.
Un colpo di clacson.
L’auto davanti a loro scattò nervosa sulla corsia di sinistra, superò un camion e sparì nella notte.
Lei allungò una mano a sfiorare quella di lui. Si chiese se percepisse il suo desiderio gonfiarsi come le nuvole cariche di pioggia.

Erano andati al mare. Le piaceva il mare fuori stagione lontano dal puzzo acre delle creme solari mischiato al sudore e da distese di corpi pallidi.
Lo sguardo poteva spaziare senza ostacoli fino all’orizzonte e si poteva respirare l’odore salmastro del mare portato dal vento.
Un cane correva ebbro di felicità lungo il bagnasciuga. Lei avrebbe voluto imitarlo, togliersi gli stivali e correre a piedi nudi sulla sabbia, a perdifiato.
Camminavano piano, lei affondava i tacchi nella sabbia, lui raccoglieva conchiglie. Le piaceva toccarlo, respirare il suo odore, il modo in cui la baciava.
I bagnini affondavano ombrelloni nella sabbia, raccoglievano oggetti portati dal mare: un vecchio copertone, sacchi di plastica, pezzi di legno.
Sfilarono fra due file di cabine ridipinte di un bianco abbacinante, allineate come soldatini durante un’ispezione. Avrebbe voluto girare una delle chiavi e infilarsi in una cabina. Sentire la sabbia fra i vestiti, il fiato caldo di lui sul collo celati dalla porta persiana a gelosia. Fare l’amore mentre la gente passava ignara della loro presenza.
Superarono un’auto, sentiva il piacere di lui crescere sotto le sue dita impazienti.
“Occupato”
Lei sul momento non capì, poi vide il camion fermo nello spiazzo sotto il ponte. Sorrise complice.
Nella corsia di fianco le auto correvano veloci, fari rossi nella notte.
Il ponte successivo era anonimo, lo spiazzo occupato da un’auto.
Provò una punta di delusione, chiedendosi se si fossero fermati per lo stesso motivo, quel desiderio imperioso quasi doloroso che ti squassava dentro fino a diventare un dolore insopportabile.
“Un’emergenza” pensò, divertita.
A lui piaceva eccitarsi ed eccitarla. Un gioco sottile e un po’ perverso a cui partecipava volentieri se il premio alla fine era averlo addosso. Pelle contro pelle, a mordersi la vita.
 Vide prima lo spiazzo del ponte. Lui rallentò, lei continuò ad accarezzarlo.
“Sei matta” lo disse sorridendo, il fiato corto.
Lei dischiuse le labbra.
Un cane ebbro di felicità correva sul bagnasciuga.

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