Racconto n°

32

GLI EREDI DEL TEMPO DELLE MELE Cristina Orlandi

GLI EREDI DEL TEMPO DELLE MELE

E’ una vera e propria ossessione, una necessità compulsiva. Una droga. Sei arrivata a organizzare le tue giornate in funzione del tuo appuntamento serale in chat, e questa non è una buona cosa.   Sei innamorata, questa è la realtà. Tu e “lui” vi raccontate la vostra giornata, vi scambiate confidenze, scoprite reciprocamente le vostre emozioni. All’inizio era un gioco, ma poi questa situazione ti ha presa sempre di più, e ora la cosa ti entusiasma e ti spaventa allo stesso tempo. Lui ti fa un sacco di complimenti, tu ne sei sempre più lusingata, e colpita. Fino a sentirti ogni giorno più intrigata, e con il batticuore come se fosse un corteggiamento vero e non virtuale, come se i vostri incontri avvenissero nella realtà e non attraverso lo schermo del computer. C’è qualcosa di malsano nel provare veri sentimenti per una persona che, forse, non esiste nemmeno. Per parafrasare il titolo di un romanzo, queste sono davvero “relazioni pericolose”, nel senso che, chiunque, protetto dalla virtualità, può raccontare quello che vuole. Chi può dirlo? Le foto pubblicate sul social network potrebbero non appartenergli, magari ha mentito su ogni cosa che ti ha rivelato. Età, occupazione, stato civile. E se non fosse un uomo, ma una donna? E se fosse un maniaco, un pericoloso serial killer? O un trafficante di schiave, di quelli che adescano le ragazze per poi farle prigioniere e intrappolarle in un giro di prostituzione? No, non può essere. Troppo dolci sono le sue parole, troppo magico è il feeling che vi unisce. Al punto che, quando siete in chat, a volte vi rendete conto di esservi scambiati lo stesso pensiero.   Non puoi fare a meno, Sara, di attendere con ansia sempre maggiore l’ora di collegarti a internet e di addormentarti ogni sera con un sorriso. Troppo perfetto è questo idillio, tu sai che, prima o poi, dovrai fare i conti con la realtà, e non è detto che i tuoi sogni si avverino. Anzi, sei giovane e inesperta, ma non tanto da non sapere che non è mai così.   Comunque, nonostante i tuoi dubbi, sei felice. Euforica ed emozionata come un’adolescente alla prima cotta. La tua felicità è talmente irrazionale e incosciente che un po’ te ne vergogni. Ma non è così anche negli incontri reali, cioè quelli che avvengono al di fuori della virtualità?   Stasera, Sara, succede qualcosa di diverso. Lui, Marco, ti confessa di essere sposato. Sempre on-line, ovviamente. Incredulità, delusione, lacrime che annebbiano la vista. E il riquadro della chat si riempie di parole che a te non sembrano trite e ritrite. Quante volte hai riso, leggendo quelle parole nei romanzi o sentendole recitare nei film? O quante volte hai consigliato alle tue amiche di mollare il colpo, quando ti confidavano di avere una relazione con un uomo infelicemente sposato, con una moglie arpia che non lo capiva e aveva verso di lui un atteggiamento castrante?   Eccole lì, le parole che tanto hai deriso: “non sono felice, mia moglie non mi capisce, mia moglie cerca in tutti i modi di tarparmi le ali” e poi ancora “non abbiamo più nulla da dirci, stiamo insieme solo perché i figli sono ancora piccoli”   Sara, come mai queste parole non ti sembrano più così banali e scontate, ora che ne sei coinvolta?   Marco digita “Amore, ci sei?”   Tu rispondi: “Sono senza parole, scusami”. Ecco, perfetto. Ora ti scusi. Lui ti ha intrigata, coinvolta. Ti ha fatta oggetto di un assiduo corteggiamento, virtuale finché vuoi, ma pur sempre corteggiamento, fatto di mail e messaggi continui, pieni di complimenti e frasi dal senso inequivocabile. Perché non ti sembravano mai troppo sdolcinati ma ti facevano battere il cuore i suoi “ti penso continuamente” o “mi fai provare emozioni che non credevo nemmeno esistessero”? Per non parlare dei suoi “non ti ho mai vista, ma so che sei bellissima, perché sei comunque una meravigliosa persona”? Sara, c’era qualcosa di troppo perfetto in tutto quello che lui ti scriveva, avresti dovuto fiutare l’inghippo. Ed ecco qua, il nodo viene al pettine: lui è un bastardo bugiardo. E pure fedifrago. E tu ti scusi per non essere scattante nel rispondergli in chat. Complimenti, davvero.   Passi la notte insonne, inutile dirlo. Per tutta la giornata, ti dici che sarebbe saggio sparire, ma non ce la fai. Lui ti è entrato nel sangue, come una droga. (Bella espressione originale, Sara. Brava, ti sei davvero fatta coinvolgere in una vicenda fuori del comune, non c’è che dire). Sarà poco originale, ma come una droga ti stordisce e ti avvelena allo stesso tempo. E soffri se gli stai lontana. Quindi sei di nuovo al pc, appena calano le prime ombre della sera.   -          Tutto bene? Digita Marco   -           Diciamo di sì. Sono ancora un po’ frastornata dal tuo annuncio di ieri, per la verità. Gli rispondi.   -           Non volermene, ti prego. Il mio matrimonio è una farsa. Solo gli interessi comuni e soprattutto i due ragazzini ci tengono ancora sotto lo stesso tetto, ma tra noi è finita da tempo. Non la sfioro da almeno 5 anni. Il resto è storia: mi sono innamorato di te.   -           Non la ami più … perché non la lasci, allora?   -           Non è così semplice, amore mio. Qualsiasi cosa io possieda, come casa o auto, è intestata a lei. Se divorziassi, sarei economicamente rovinato. Saremmo rovinati. E, qualora venisse a sapere di me e di te insieme, si accanirebbe ancora di più, usando i figli come arma, con ogni mezzo lecito e illecito, per distruggermi anche psicologicamente. Che futuro potremmo avere tu ed io, a queste condizioni? Ascolta, tesoro, ci ho pensato tutta la notte, e ho una soluzione. Estrema, ma c’è. Soluzione che, oltretutto, ci sistemerebbe finanziariamente.   Marco esita solo pochi istanti, poi, per usare una metafora originale, sgancia la bomba:   -          Bisogna uccidere mia moglie. E dovresti farlo tu.       Per poco non svieni, Sara. Hai a che fare con quello che molto probabilmente è un pericoloso criminale, eppure mantieni intatto il tuo aplomb. Forse è l’effetto dello shock, come quando si ha un terribile incidente, e si ha la sensazione di osservare dall’esterno una scena raccapricciante. Senza esitazioni, con la solita velocità che pare accompagnare l’ entusiasmo di sempre, le dita scorrono sulla tastiera e scrivi:   -          Perché vuoi addirittura questo? Soprattutto:  perché dovrei farlo io?   -          C’è un’assicurazione sulla vita. Monica è ancora giovane, in caso di morte il risarcimento sarebbe altissimo. Siccome io sono il beneficiario, presumo sarei indagato. Quindi devo avere un alibi di ferro.   E’ un incubo. Sei sprofondata in un enorme acquario. Sei completamente immersa in un liquido trasparente, che rallenta i tuoi gesti e dilata la tua capacità di reagire, di ragionare. Come un automa, impieghi un’eternità a digitare:   -          Che. Dovrei. Fare?   -          Semplice. Entrare nel nostro garage, di sabato mattina, e manomettere i freni della sua auto. Di solito trascorro la notte fra il venerdì e il sabato nel capanno da pesca, al mare, con alcuni amici, che raggiungo al venerdì subito dopo l’ufficio. Così lei sarà tranquillamente rientrata dal lavoro, la sera prima, mentre io sarò già fuori città, dove mi troverò ancora il sabato mattina, quando si verificherà il tragico evento.   -          Freni? Ma io non so nemmeno dove siano, i freni!   Perché, Sara, ti soffermi su domande tecniche, e non stacchi il collegamento con quel delinquente? Lui ora ti sta dando l’indirizzo, completo di indicazione su dove sarà nascosta una copia della chiave del garage. Promette che ti farà avere una scansione con il disegno a uso istruzioni per manomettere i freni dell’auto.   -          L’importante, amore mio, è che non ti veda nessuno. Non risulta nessun legame tra me e te, ora, quindi sarà sufficiente lasciar passare un po’ di tempo prima di uscire allo scoperto, e potremo finalmente essere felici. Felici insieme, tu ed io.   Le parole “felici” e “amore mio” scritte da lui ti fanno ancora lo stesso effetto, inutile negarlo. Lo ami, Sara, e allo stesso tempo hai paura. Lo ami perché non è possibile smettere di colpo di amare qualcuno, anche se  ne combina una bruttissima. E’ come se i sentimenti ad un certo punto deragliassero dalla nostra capacità di guidarli. E hai paura di quello che ti ha detto. Grazie al tuo amore per lui, hai sviluppato una sorta di ipersensibilità nei suoi confronti, così sai benissimo che sta parlando sul serio. Solo, non capisci come può desiderare la morte di un altro essere umano, per di più la madre dei suoi figli, la donna che un tempo ha amato così tanto da sposare.   Hai paura di ciò che Marco potrebbe fare, magari cercando la complicità di un’altra persona, se tu gli rispondessi di no. Allora prendi tempo.   -          Hai già un piano?   Digiti. “Un piano”. Quasi ti scappa da ridere per il fraseggio da thriller consumato.   -          Certo”   risponde lui, pronto   -          Ti nasconderò la chiave del garage sotto una fioriera. Tu entri molto presto, quando in casa tutti saranno ancora addormentati, e lavorerai indisturbata. Come dicevo, ti farò avere una scansione con le istruzioni precise, comprese di indicazioni su dove avrò riposto gli attrezzi adatti. Usa un paio di guanti per le impronte, richiudi la porta del garage a lavoro ultimato e fai sparire la chiave. La strada è isolata, e ci sono alcune curve. La sua auto, non potendo frenare, si schianterà contro un albero. Prenderà fuoco, perché nasconderai nel cofano motore una tanica di benzina.   E’ un incubo. Ti sei innamorata di un assassino. Prendi tempo, dici che devi abituarti all’idea, e dedichi i prossimi giorni a cercare di capire. Per cominciare, chiedi a Marco i dati anagrafici della consorte. Vivete in una cittadina, magari la conosci.   Infatti, Monica insegna nel tuo liceo. Non nel senso che è una collega, tu sei una studentessa, quest’anno hai la maturità. L’imminente esame, Sara, è in questi giorni l’ultimo dei tuoi pensieri. Ti concentri su Monica, che cominci ad osservare senza parere. In tutta franchezza, la prof. non sembra un’arpia. E’ disponibile, solare, simpatica. La tipica prof. che gli alunni adorano. E suo marito vuole ucciderla.   Forse non è possibile, Sara. Forse si tratta di uno scherzo di cattivo gusto, e la vita di Monica non è in pericolo. E se invece Marco avesse realmente progetti di questo tipo? Non sai come fare ad allertarla. Come è possibile avvicinare una persona e dirle “Sai la novità? Ho conosciuto tuo marito su un social network, ci siamo innamorati e lui ha detto che, siccome è sposato con te, la nostra storia non ha futuro. A meno che tu non muoia. Dal momento che tu sei ancora giovane e godi di ottima salute, sarebbe il caso, secondo lui, di dare una mano al fato, eliminandoti. Nel senso letterale del termine”. No, non ne avrai mai il coraggio.   Che puoi fare, allora? Andare alla polizia e denunciare Marco? Con quale accusa? Di aver chattato con te? Non sei sicura che il desiderio di uccidere qualcuno sia perseguibile. E qualora lo fosse, fino a che punto puoi dichiararti estranea?   Decidi di affrontare un problema alla volta. Fingi di stare al gioco, è un po’ come quando, da piccola, osservavi un tuo personalissimo repertorio di auspici per crearti una specie di oroscopo per la giornata. “Se la mamma ha fatto scaldare troppo il latte per la colazione del mattino, provocando la formazione di quella fastidiosa pellicina in superficie, avrò una giornata terribile” o ancora “Se non riesco a evitare di pestare le fughe tra una lastra e l’altra della pavimentazione del cortile, è sicuro che, a scuola, dovrò sedermi in banco con la tipa antipatica”. E poi ancora “Se mi si schiaccia la merenda nella cartella, interrogazione sicura. In cui mi verrà chiesto qualcosa che non so”. E così via, all’infinito.   Ora la posta in gioco è diversa, ma i principi sono rimasti gli stessi. ”Se durante la settimana che precederà quel fatidico sabato tu dovessi avere giornate da incubo a scuola, fra  interrogazioni, compiti in classe e malumori altrui, significherà quasi per certo che quel che ti ha detto Marco è vero”, e poi ancora “Se quel giorno gli abiti che avrai deciso di indossare dovessero essere nel cesto del bucato da lavare, o peggio, finiti chissà dove, allora puoi prepararti al peggio”   La razionalità ti fa un baffo, Sara. Inutile sdilinquire in questo infantile oroscopo self-made: hai deciso di andare fino in fondo, quindi non ti resta che verificare se, in effetti, la chiave del garage sarà nascosta sotto un vaso da fiori, quella mattina.   E’ iniziata la settimana che precede giorno X. Sara, non vorresti mai dirlo, non vorresti mai riconoscerlo, ma pare un incubo senza fine. Insegnanti e alunni di malumore, assemblee, caos. La scuola, la tua seconda casa, pare l’inferno. Cerchi di evitare quella voce che ti ricorda “Il tuo oroscopo dei segni. Settimana difficile, sabato da dimenticare. Anzi, un sabato che sarebbe meglio cancellare dal calendario. Dal tuo, e da quello di altri”. Concentrarti sui problemi a scuola non ti distrae dall’angoscia. Di notte, dormi pochissimo. Anche perché vai a letto tardi: passi tutte le ore serali e parte di quelle notturne in chat con Marco. Combattuta: malgrado i tuoi sforzi non è facile reprimere quello che hai provato, dal momento che lui non fa altro che sciorinarti appassionate dichiarazioni che, ammettilo, Sara, nonostante tutto non ti lasciano indifferente. Ma non c’è più nessuna gioia in queste conversazioni morbose, durante le quali lui non fa che ribadirti quanto ti ama, e tu sei sempre più spaventata. Come promesso, ti ha inviato una mail con diversi allegati: la piantina della zona circostante, le istruzioni su come trovare e usare gli attrezzi, completi di schema tecnico. L’incubo pare non avere fine, mentre la speranza che si tratti di uno scherzo si fa sempre più esile. Percepisci in maniera sempre più evidente la determinazione di Marco, e la tua paura aumenta di minuto in minuto. E non puoi confidarti con nessuno, almeno non per ora.   Arriva il sabato. Inutile dirlo, non hai chiuso occhio e ti alzi prestissimo. Cominci a vestirti, cerchi nell’armadio la tuta da ginnastica, per poterti garantire la massima libertà di movimento e per essere senza problemi scambiata per un’innocua jogger, nel caso qualcuno dovesse vederti, ma la tuta non è al suo posto. Accidenti, dopo la lezione di educazione fisica di giovedì, hai dimenticato di disfare la borsa e la tuta non è stata lavata. Sudi freddo. Ripieghi con un paio di leggings e un maglione sformato. Non c’è tempo da perdere, devi andare subito al garage di Marco, pur non sapendo cosa farai dopo, qualora tu trovassi SUL SERIO la chiave nascosta.   Anche Monica, questa mattina, si è alzata con uno strano senso di inquietudine. Non è una novità. Il comportamento del marito, da un anno a questa parte, la lascia a dir poco sconcertata. Ha cominciato a curare di più il suo aspetto, poi a vestirsi con abiti sempre più adatti a ragazzi con vent’anni di meno, tipo t-shirt con teschi. Poi ha preso l’abitudine di passare al pc un numero sempre maggiore di ore serali. Non serve un grande acume per capire che sta chattando. Sempre con partners femminili. Potenzialmente, non fa nulla di male. Ma Monica sa benissimo che la chat compulsiva non è un bel segno. Ci sarebbe un bel po’ da scrivere sull’argomento, secondo Monica è malsano abusare della tecnologia. E’ giusto incontrarsi di persona, per socializzare. Attraverso il computer è facile che la realtà venga distorta, modificata, se non creata di sana pianta. Come se le persone non fossero abbastanza in grado di mostrare solo ciò che vogliono, anche nella realtà non virtuale.   Insomma, Monica è inquieta e preoccupata per tutte le ore che il marito trascorre al pc, in chat. Anche gelosa. E se Marco flirtasse? Il modo per scoprirlo c’è. Monica ha un’idea, e non impiega molto a metterla in atto: è una donna molto dotata di senso pratico.   Quel sabato mattina, Monica non è comunque più inquieta del solito: la notte del venerdì è molto rilassante, sapendo per certo che Marco è nel capanno da pesca, con gli amici di sempre. Quindi, almeno per quella notte, niente chat misteriose. I ragazzi dormono, non hanno scuola il sabato. Lei si veste, fa colazione, scende.   Sta per aprire il garage, quando nota che la pianta accanto alla porta si trova girata al contrario. Come se fosse stato spostata, per poi essere collocata con il geranio sulla destra anziché sulla sinistra del vaso. Solleva la pianta e trova una chiave: è il duplicato per aprire il garage.   Quel maledetto account sul social network, attraverso il quale Monica ha verificato come, in effetti, Marco utilizzasse la chat per fare conoscenza con ragazze a scopo di inciucio. Un’identità inventata et-voilà, ecco una tresca virtuale. Monica era arrabbiata, delusa ma, allo stesso tempo, euforica. Euforica perché, di nuovo, Marco la riempiva di complimenti e di attenzioni. Come per magia, erano ritornate le frasi che le facevano battere il cuore, e che Marco non le rivolgeva più da anni. Nei primi giorni, non le era importato che fossero rivolte, di fatto, a un’altra persona: in fondo, Sara non esisteva, o meglio, era Monica in realtà a dialogare con il marito. Una tresca smascherata che aveva preso il sapore sapere della riconquista. Un gioco morboso. Fino alla rivelazione. Marco chiede a Sara di uccidere Monica.   Ma forse è uno scherzo. Forse Marco ha compreso con chi sta dialogando in realtà, vuole solo far uscire la moglie allo scoperto. Per questo Monica sta al gioco, fino a quella mattina. Se ci dovesse essere la chiave sotto il vaso, vorrà dire che Marco vorrebbe davvero trovare qualcuno disposto a ucciderla. Fino ad ora, Monica voleva disperatamente credere che Marco, in qualche modo, sarebbe uscito allo scoperto, dicendole:   -           Certo che avevo capito che eri tu: con l’identità di “Sara” mi parlavi di cose diverse, ma il linguaggio, lo stile, i modi di dire erano i tuoi. Non avevo alcun dubbio.    Monica ancora si aspetta di vedere l’auto di Marco sbucare  dal vialetto di accesso. Ultimo tentativo: chiamarlo al cellulare. Se risponde “Sto arrivando”, vuol dire che era uno scherzo: quando va a pesca con gli amici non rientra mai prima del tardo pomeriggio del sabato. Il cellulare nella borsa, il numero di Marco. Al quarto squillo, risponde un’altra voce.   -          Monica? Ciao, sono Luigi. Ti dispiace richiamare tra una decina di minuti? Marco è sotto la doccia.   Monica ora ha un sacco di cose da fare, non sa se chiamare per primo un fabbro per cambiare tutte le serrature di casa o se le conviene fare per prima cosa le valigie, e rifugiarsi per qualche giorno in un luogo più sicuro. Lontana da Marco, soprattutto.   Annullare il tuo account, Sara, eliminarti premendo semplicemente il pulsante “disattiva” sarebbe per Monica un sollievo ma, tra le cose che deve fare, c’è una denuncia da sporgere nei confronti di Marco. E le testimonianze, indelebili sul web, le serviranno.   Marco è ancora nel capanno dei pescatori, quando sente il rumore della sirena. Non realizza. E’ in attesa di una visita delle autorità, venute a comunicargli il tragico decesso di Monica, e sta ancora chiedendosi che bisogno c’era di accendere la sirena, che fa scappare i pesci, mentre il poliziotto gli fa indossare le manette.      

Gli altri miei racconti

Seems you have no WidgetKit installed but this feature relies on it.

Take in consideration that you could need the FULL WidgetKit version.
    0.0/5 di voti (0 voti)

Lascia un commento

Stai commentando come ospite.

Seguiteci su

R come Romance
Edizioni del Loggione srl
Sede legale: Via Paolo Ferrari 51/c - Modena - Italy
P.Iva:03675550366


Sito realizzato da Damster Multimedia