Racconto n°

6

IL CUORE IN UNA SCATOLA ChiaraLuce

IL CUORE IN UNA SCATOLA

“E della roba che c’era nel solaio che cosa ne facciamo?”
“Potete lasciarla in quell’angolo, domani chiamerò la il Servizio Smaltimento Rifiuti Ingombranti e farò portare il tutto in discarica”.
Guardo soddisfatta il casale di campagna che, dopo i lavori di ristrutturazione, diventerà un agriturismo. E’sempre stato il mio sogno e ora, finalmente, sta per realizzarsi. Grazie a una piccola eredità di una mia prozia e all’aiuto dei miei genitori, ho potuto acquistare questo casale e, se tutto va bene, tra poco più di un mese potrò iniziare la mia attività. Ci saranno quattro stanze per gli ospiti, una sala comune con un grande camino, una sala lettura con una piccola biblioteca. Nel cortile, realizzerò un orto e un piccolo ricovero per gli animali da cortile per le attività con i bambini. Ci sarà anche un laboratorio dove preparerò marmellate, conserve, pane fatto in casa…Sono davvero elettrizzata! I miei genitori, che sono ancora giovani e in gamba, mi daranno una mano in cucina, poi, con il tempo, se gli affari andranno bene, potrei anche pensare ad assumere un assistente. Il casale è stato un vero affare. L’ho acquistato da una famiglia, i De Angelis, che lo utilizzava per le vacanze. Poi, come spesso accade, gli impegni erano aumentati, i ragazzi erano cresciuti e avevano scelto per le loro estati mete più esotiche.
“Lascio qui un pezzo di cuore”, mi aveva detto la proprietaria, “Ma questa casa è inutilizzata da parecchi anni e rischia di andare in rovina. Sono contenta che avrà una nuova vita e che possa tornare a essere frequentata dalle persone”.
Passo davanti alle cianfrusaglie ammucchiate dalla ditta di traslochi. Ci sono vecchi riviste, un’enciclopedia per ragazzi della fine degli anni Ottanta, diversi libri impolverati, giocattoli e bambole dall’aspetto triste. E, poi, una vecchia radio e un televisore, uno slittino di legno usurato dal tempo, vecchie coperte...Pezzi di vita passata che ora attendono la loro ultima destinazione. Sto per rientrare quando, inavvertitamente, urto una scatola da scarpe, che mi rovescia sui piedi tutto il suo contenuto. Dentro, c’è un plico di lettere scritte a mano e legate insieme da un nastro rosso, c’è una vecchia musicassetta con una dedica “A Lisa da Carlo”, e un piccolo album di fotografie che ritrae due ragazzi innamorati e sorridenti. Lui ha i capelli neri e gli occhi che gli brillano, le è una bellezza quasi nordica. Nascosto dietro all’album, c’è un pacchettino, ancora chiuso, con il marchio di una gioielleria piuttosto famosa. La confezione sembra intatta.

****
Non so nemmeno io perché mi sono portata a casa la scatola con tutto il suo contenuto. Osservo di nuovo quelle fotografie e fantastico sull’amore dei due ragazzi ritratti. Spinta dalla curiosità, sciolgo il nastro rosso che lega le lettere e comincio a leggerne una a una. Rivedo in quelle parole il volto di Carlo e di Lisa. D’istinto, afferro la scatolina avvolta nella carta da pacchi e cinta da una piccola coccarda dorata. Riesco a staccare il nastro adesivo e a sfilare la confezione: dentro c’è un bellissimo anello con una pietra azzurra. Sembra molto prezioso.
Mi sveglio con un chiodo fisso: restituire l’anello al proprietario. Contatto la signora De Angelis e le annuncio la mia visita per il pomeriggio.
Lei si rigira la scatola tra le mani e sorride.
“Si tratta di Carlo, mio figlio. E questa…deve essere una delle sue ragazze. Ne ha sempre avute tante attorno. Come può vedere, è un bellissimo ragazzo”.
“Quindi non conosce la ragazza della foto?”
“Carlo non mi ha mai parlato di nessuna in particolare…”
“Però, se ha conservato queste foto e queste lettere, deve essere stata una persona importante per lui”.
“Perché non lo chiede a lui direttamente?”, cinguetta la signora De Angelis “Ha uno studio legale in città, potrebbe fargli avere le sue cose, se lo desidera. Ma se aveva deciso di metterle in quella scatola e relegarle nella soffitta della casa di campagna, probabilmente aveva già deciso che per lui non avevano molta importanza”.
“Se così fosse, le avrebbe buttate via, non trova?”
Voglio fare un tentativo e consegnare direttamente la scatola e il suo contenuto a Carlo Alberto. Così, dopo essermi fatta dare l’indirizzo dello studio legale, prendo un appuntamento con lui. Lo studio si trova in un palazzo signorile del centro storico. Mi sento un po’ stupida a venire in un posto simile per consegnare a un avvocato affermato i suoi ricordi adolescenziali. Eppure, ho la sensazione che quell’anello, quelle foto e quelle lettere per lui siano importanti.
“Avanti, è aperto”, mi dice una voce maschile.
Entro nell’ufficio dell’avvocato Carlo Alberto De Angelis. Il ragazzo delle foto è diventato un uomo, la sua acerba bellezza si è trasformata in un fascino elegante e maturo. Il suo sguardo, però, ha perso la spensieratezza dei vent’anni e la dolcezza con cui, nelle fotografie, guardava la sua Lisa.
“Ppuò gentilmente espormi il suo problema?”.
Carlo Alberto mi guarda come uno che non ha tempo da perdere.
“Mi chiamo Annalice Baschieri e ho acquistato la casa di campagna dei suoi genitori…”
“Capisco. Quindi il problema legale riguarda la casa…”
“No! Va tutto benissimo. Presto aprirò un agriturismo e…”
“Veniamo al sodo…”
 “In soffitta ho trovato questa”, gli dico ponendogli davanti agli occhi la scatola da scarpe con le lettere e le fotografie. Lui sgrana gli occhi. Per un attimo, ho l’impressione che il passato gli passi nella mente come un flash.
“E lei ha chiesto un appuntamento per ridarmi una vecchia scatola da scarpe?”
Mi sento avvampare dalla vergogna.
“Dentro c’era anche questa…”
Gli mostro la scatolina con l’anello, con la confezione ricostruita alla perfezione per nascondere la mia curiosità sul contenuto.
“Mi faccia un favore, signorina: prenda questa roba e la rimetta dove l’ha presa, oppure la butti via, faccia come le pare. Se vuole scusarmi, tra due minuti ho un altro appuntamento, spero più proficuo di questo”.

****
Cammino sconsolata per le vie del centro, con la scatola e l’anello nella borsa. A un tratto, riflessa nella vetrina di un negozio, vedo la sagoma di Carlo che, dall’altra parte della strada, entra veloce in un noto ristorante della città. Sono un’impicciona e sono anche testarda, lo so, ma sento che non me la racconta giusta. Attacco il naso alla porta del ristorante e lo vedo: è seduto da solo in un tavolo appartato e sta ordinando il pranzo. Attendo qualche minuto, poi sbircio di nuovo. Lui sta mangiando, quindi non sta aspettando nessuno. Entro. O la va o la spacca!
“Ancora lei!”, mi dice Carlo sgranando i suoi occhi scuri, “E’ una che non molla, vedo! Prego, si accomodi, visto che ormai è qui…”
Mi siedo di fronte a lui.
“Mangia sempre da solo?”, domando per rompere il ghiaccio.
“Quando posso sì…mi concedo questo sfizio. Non sopporto le persone, specie quelle invadenti”.
Fingo di non cogliere il riferimento e tiro dritta per la mia strada.
“Davvero non vuole indietro nemmeno l’anello? Sembra un oggetto di un certo valore”.
“Lo è, se parliamo di un valore materiale. Ho utilizzato tutti i miei risparmi di studente per acquistarlo, ma affettivamente non vale nulla”.
Ordino il primo piatto del menù senza pensare troppo. Non riesco a credere che il ragazzo che ha scritto lettere tanto romantiche e appassionate sia diventato un uomo così cinico.
“Lei non ha un fidanzato, o qualcuno da frequentare, anziché perdere tempo con me?”, mi domanda Carlo Alberto con un sorriso sornione.
“Sono troppo occupata a realizzare il mio sogno di aprire un agriturismo”, rispondo secca.
“Ecco perché si diverte a farsi i fatti degli altri. Già che è qui, dopo pranzo ho un’ora libera e un loft a pochi passi da qui”.
La sua mano sta per sfiorare la mia, ma io mi ritraggo indignata. Lo guardo con odio, poi mi alzo di scatto e me ne vado.
“A mai più rivederci, Annalice nel Paese delle Meraviglie!”, mi dice Carlo Alberto ridacchiando.

****
I lavori sono quasi ultimati e io mi sono trasferita nel casale. La scatola e il suo contenuto sono ancora con me.
“Buongiorno signorina Annalice. Ho saputo che si è trasferita definitivamente qui. Volevo darle il benvenuto con qualche buon frutto della nostra terra”.
La donna si presenta come la mia “vicina”, la moglie del fattore che possiede il terreno che confina con il mio. E’ allegra e chiacchierona, un vero vulcano di energia. Mi dona una cesta di frutta e verdura e comincia a raccontarmi la storia di queste terre.
“Ha mai conosciuto una ragazza di nome Lisa? Era fidanzata con Carlo Alberto, il figlio dei De Angelis”.
“Certo! Anzi, posso dire di conoscerla ancora molto bene. Lisa è mia figlia!”
Cerco di saperne il più possibile, senza svelare l’esistenza della scatola, ma edibendole solo una fotografia dei due ragazzi, dicendole di averla trovata per caso.
“Carlo era molto innamorato di lei. E, per un certo periodo, lo è stata anche Lisa. Ma lui era di buona famiglia, doveva studiare all’Università, diventare avvocato. Noi, invece, siamo gente semplice. Lui veniva qui tutte le estati, ma per il resto dell’anno si vedeva poco, perché rimaneva in città. La mia figliola era giovane. Doveva forse accontentarsi di qualche lettera o di qualche telefonata mentre le sue amiche andavano al ristorante, passavano i weekend con i fidanzati…Alla fine, ha conosciuto un altro ragazzo, se ne è innamorata e ha lasciato Carlo”.
La mia vicina mi racconta di come sua figlia ora sia felicemente sposata e mamma dei suoi splendidi nipotini. Per lei la vita è andata avanti.
“Carlo, invece, dopo quell’ultima estate in cui Lisa gli ha detto che non voleva più stare con lui, non ha più messo piede nella casa di campagna”.
Ora il quadro mi è più chiaro. Forse, Lisa non ha mai compreso la profondità dei sentimenti che Carlo provava per lei. E lui ha preso il suo cuore e lo ha rinchiuso in una scatola.

****
Approfitto di questa giornata di pioggia per preparare un po’ di marmellata da offrire a colazione a quelli che saranno i miei primi clienti qui all’agriturismo. Sento il rumore di un’auto nel cortile. Poco dopo, suona il campanello. Apro la porta.
“Ciao…”
Davanti a me c’è Carlo Alberto, bagnato come un pulcino e senza la solita baldanza nello sguardo.
“Entra, sta diluviando”.
A ogni passo, si guarda intorno e osserva i particolari di quella che un tempo è stata casa sua.
“L’hai sistemata davvero bene. E’ rimasta vuota e fredda per tanto tempo, ora sembra che emani calore”.
“Sarà perché ho acceso il camino!”, gli dico con un sorriso. Lui, per la prima volta, ricambia. E io riesco finalmente a scorgere il ragazzo delle foto.
“Volevo scusarmi con te. Sono stato maleducato”.
“E ci hai messo due settimane?”
“Sapevo che per fare pace con il mio passato dovevo tornare qui”.
“L’amavi molto Lisa, non è vero?”
“Pensavo fosse la donna della mia vita. Volevo sposarla, non appena finita l’università. Le avevo comprato quell’anello e stavo per chiederglielo. Non sono mai riuscito a darglielo, perché lei mi ha anticipato, annunciandomi che si era innamorata di un’altra persona”.
“E così lo hai chiuso in soffitta insieme a tutti i ricordi di lei e hai indossato la maschera del cinico e freddo avvocato sciupafemmine”.
“E’ così che mi vede la gente?”
“Chiedi a tua madre…”
Scoppia a ridere di gusto e, finalmente, riesce a rilassarsi.
“Siccome sei il mio primo ospite, farai da cavia assaggiando la mia marmellata”, gli dico mettendogli davanti un vassoio con il pane appena sfornato e il mio “capolavoro” culinario.
“E’ squisita, davvero!”, dice lui mangiando di gusto.
“E se vuoi sperimentare anche il comfort delle camere, ce n’è una che ti aspetta al piano di sopra. Non vorrai mica tornare in città con questo tempo da lupi”.
“E’ la prima volta che qualcuno mi trattiene perché sta bene in mia compagnia, senza chiedere niente in cambio”.
“Questo lo dici tu. Quello che è successo fa parte della vita. Tutti abbiamo ricevuto una delusione d’amore, è la vita. E non per questo ci siam trasformati tutti in blocchi di ghiaccio. In cambio della mia ospitalità, e della mia marmellata, devi smettere di darti colpe e fare pace con il tuo passato”.
“Nient’altro?”
“Devi tornare quel ragazzo dolce e appassionato che credeva nell’amore”

****

Un raggio di sole mi sveglia scaldandomi il viso. Mi vesto in fretta e corro in cucina. Il mio primo ospite deve trovare la colazione pronta. Vado nel frutteto per raccogliere un po’ di frutta fresca e lo vedo.
“Si può sapere che cosa stai facendo?”
“Copro le piantine dell’orto. Andiamo incontro al freddo. Se non le proteggi, geleranno”.
“Da quando in qua gli avvocati zappano la terra?”
“Da prima di laurearsi, nel mio caso. Ho imparato tutto da mio nonno, che tu ci creda o no”.
Ha un sorriso sincero e le mani sporche di terra. Sembra felice.
“Non volevo veramente provarci con te in maniera così spudorata. Quella scatola mi ha fatto tornare in mentre ricordi tristi, volevo…liberarmi di te. Però, hai avuto ragione, sai? Ora che sono qui il mio passato non mi sembra più così terribile”.
“E come ti sembra?”
“Passato”.
Carlo è rimasto per tutto il weekend. Quando se ne è andato per tornare in città e al suo lavoro di legale, ho sentito un tuffo al cuore e un groppo alla gola. Mi mancherà.
“Tornerò a trovarti, se ti fa piacere…”mi dice salendo in macchina.
“Certo, che mi fa piacere!”, gli dico diventando rossa come uno dei pomodori dell’orto.
Ha mantenuto la sua parola. Ormai, viene qui quasi tutti i fine settimana e mi dà pure una mano con gli ospiti. Il ristorante e le camere sono sempre piene e ho prenotazioni per le prossime due settimane.
“Sei sicuro che non ti pesa venire qui?”.
“Scherzi! E…terapeutico. Mi fa stare bene”, mi sorride, “Tu mi fai stare bene”.
Si avvicina e mi sfiora le labbra con un bacio, a cui ne segue un altro e un altro ancora, mentre il fuoco del camino riscalda la notte che verrà.

****
Vivo la nostra storia giorno dopo giorno. Quando lavora allo studio legale, Carlo indossa la maschera del cinico avvocato tutto d’un pezzo, ma quando è con me torna a essere una persona dolce e premurosa. Sono innamorata di lui? Sì, lo sono. Ma ho anche paura di essere solo una sostituta di Lisa. Ora sono io a temere il suo passato.
“Abbiamo prenotato un tavolo per quattro”, mi dice una donna bionda con i capelli a caschetto. Dietro di lei c’è un uomo alto con i capelli e la barba rossicci e due bambini, ognuno dei quali è la copia in miniatura di uno dei genitori. La guardo in viso e ho un sussulto.
“Siamo passati a trovare i miei genitori che abitano qui vicino e mi hanno parlato benissimo di questo agriturismo”.
“Lei deve essere…”
“Piacere, Lisa, sono la figlia della signora Marta”.
La mia bocca si sforza di regalarle un sorriso tirato. Mentre li accompagno al tavolo, Carlo, che mi sta dando una mano con le ordinazioni, si ferma impietrito. In quell’attimo, il tempo si ferma.
“Carlo! Sei proprio tu!”
Io chiedo scusa e mi allontano, con il cuore che batte all’impazzata. Li lascio lì, a confrontarsi con il loro passato.
“Sei silenziosa stasera”, mi dice Carlo quando tutti i clienti se ne sono andati e rimaniamo solo noi due, davanti al camino che questa notte non riesce a scaldarmi.
“E’ ancora bellissima Lisa. Sembra ancora la ragazza delle foto”.
“A parte il taglio di capelli”,
Continuo a fissare il fuoco che crepita nel camino, incapace di guardare Carlo negli occhi.
“Sai, avevi ragione sul fatto di dover fare pace con il passato. Rivedere Lisa e parlare con lei mi è servito. Se non lo avessi fatto, sarebbe rimasta per sempre la ragazza che mi ha spezzato il cuore”.
Mi volto verso di lui. Carlo scorge i miei occhi pieni di lacrime e mi stringe forte a sé.
“Sei l’unica, in tutti questi anni, che è riuscita a scacciare dal mio cuore il ricordo di Lisa. E questo anche prima che la rivedessi questa sera. Ti amo. E amo solo te”.

****
Torno dalla città con l’auto piena di provviste. Le luci dell’agriturismo sono accese. E’ strano. Oggi è il giorno di chiusura. Entro con un po’ di timore e sgrano gli occhi. La sala principale è illuminata da decine di candele. In fondo, il fuoco crepita nel camino. Al centro, un tavolo è apparecchiato per due. Carlo mi viene incontro con un vestito elegante.
“Festeggiamo la vincita di un’altra causa importante?”, gli domando mentre lui mi cinge con un braccio.
“No, festeggiamo un anno di vita dell’agriturismo e un anno di noi”.
Poi, tira fuori una scatola da scarpe. Dentro c’è un pacchettino.
“Non guardarmi così. Non sono il tipo che ricicla i regali. Questo è tutto per te. Vuoi sposarmi?”

Gli altri miei racconti

Seems you have no WidgetKit installed but this feature relies on it.

Take in consideration that you could need the FULL WidgetKit version.
    0.0/5 di voti (0 voti)

Lascia un commento

Stai commentando come ospite.

Seguiteci su

R come Romance
Edizioni del Loggione srl
Sede legale: Via Paolo Ferrari 51/c - Modena - Italy
P.Iva:03675550366


Sito realizzato da Damster Multimedia