Racconto n°

20

IL LIBRO DELLA MEMORIA ChiaraLuce

IL LIBRO DELLA MEMORIA

“Edo, oggi sono passata da mamma e papà e da loro c’era ancora quella ragazza!”, dico a mio fratello mentre ci mangiamo un boccone insieme. Da qualche tempo, c’è qualcosa di strano. Loro mi hanno assicurato che va tutto bene, ma quella sensazione non mi vuole proprio abbandonare.
“Quale ragazza?”
“Quella strana, con i capelli ricci e rossi, che indossa sempre quei gonnelloni a fiori”.
“Magari è una vicina che fa loro qualche favore, oppure, è particolarmente simpatica”.
Edoardo non vede mai il male nelle persone. Io, invece, sono più sospettosa, soprattutto quando si tratta dei nostri genitori.
“E se fosse una badante, o una collaboratrice domestica?”,  mi sollecita mio fratello.
“Non ne ha proprio l’aria quella…E se invece fosse una truffatrice e volesse approfittare della buona fede di due persone anziane?”
“Anziani? Mamma e papà?”
“Edo, forse tu ti credi ancora un giovanotto, ma sei più vicino ai cinquanta che ai quaranta. E i nostri genitori hanno già spento le 80 candeline”.
“Isabella, sei tu che ti preoccupi troppo. Sono ancora in gambissima. Papà non rinuncerebbe alla sua passeggiata nemmeno sotto dieci metri di neve e mamma è ancora molto energica. Non vedi come si prende cura di quelle pesti dei nostri ragazzi?”.
“Sì, ma ogni tanto si dimentica le cose”.
“Sarà lo stress. Non si può mica ricordare tutto, con gli impegni che ha, in casa e fuori”.

****
La conversazione con mio fratello mi ha fatto venite ancora più dubbi. I miei genitori nicchiano quando chiedo loro notizie sulla misteriosa ragazza dai capelli rossi. Mi rispondono che è una vicina “tanto gentile”, che passa ogni tanto da loro a portare un pezzo di torta o dei biscotti, ma quello che mi inquieta è che, chiedendo in giro, nessuno sembra conoscerla.
Un giorno, mentre decido di passare da casa dei miei per un saluto, la vedo mentre cammina sul marciapiede in direzione della loro villetta.  Lei si ferma e mi sorride.
“Sono Isabella, la figlia dei signori Graziosi”.
“Piacere, mi chiamo Maria Chiara”
Mi tende una mano e noto la sfilza di anelli vistosi che decorano le sue dita affusolate.
“Stava andando dai miei genitori?”
“Sì, ma…vada pure. Se può dire loro che passerò tra mezz’ora…”
“Perché, invece, non sale insieme a me? Così facciamo due chiacchiere”.
La ragazza si mostra imbarazzata. Entriamo insieme dai miei. Mio padre, quando ci vede, sorride, ma non mi sfugge uno sguardo di intesa all’indirizzo di Maria Chiara.
Mamma offre a tutti il tè con i biscotti. Tuttavia, quando provo a spostare l’argomento sul loro rapporto con la ragazza, tutti fanno a gara per cambiare discorso.

****
 “Marco, hai mai incontrato dai nonni una strana ragazza con i capelli rossi?”
Mio figlio alza di malavoglia gli occhi dal telefonino.
“Chi, Maria Chiara?”
“La conosci? E perché non me ne hai mai parlato?”, lo incalzo.
“Perché mi hanno chiesto di non dire nulla per non rovinare la sorpresa?”
“Quale sorpresa?”
“Ecco, vedi, adesso sai che ce ne sarà una e io l’ho rovinata. I nonni mi ammazzeranno”.
“E Maria Chiara c’entra con questa “sorpresa”?”
“Sì, li sta aiutando a prepararla”.
Marco fa spallucce, poi torna a giocherellare con il telefonino. Da lui, non otterrò di più, soprattutto se ha fatto una promessa solenne ai suoi adorati nonni.
“Edo! Sono riuscita a sapere di più sulla misteriosa ragazza dai capelli rossi!”, urlo al telefono a mio fratello,  “Sta aiutando mamma e papà a preparare una sorpresa. Tu ne sai niente?”
“Io no? Se no, che sorpresa sarebbe?”
“Nemmeno le gemelle? Loro passano molto tempo dai nonni…”, dico alludendo alle sue figlie.
“Isa, se è vero che i nostri genitori stanno preparando una sorpresa, perché vuoi rovinarla? In fondo, non ci resta che aspettare”.
I mesi passano, ma continua a non succedere nulla. Anzi, l’unica cosa che noto è che la mamma ha vuoti di memoria sempre più evidenti. Se ne rende conto, ma minimizza.
 “Perché non vai dal medico e non ti fai prescrivere qualche esame? Magari hai bisogno solo di riposo e di qualche integratore”.
“Grazie, cara. Farò come dici”.
Papà ci guarda malinconico. Poi ci regala un sorrido tirato.

****
Un mese dopo nella cassetta della posta trovo una busta dai bordi dorati. La apro e trovo un invito da parte dei miei genitori: “Alba e Renzo sono lieti di invitarvi per festeggiare insieme il loro 50° anniversario di matrimonio”. Segue il programma con l’indicazione della chiesa dove avrebbero rinnovato i voti e l’indirizzo del ristorante. Eccola, la sorpresa che i miei genitori stavano preparando! Una festa per le loro Nozze d’Oro. E io sono stata così impegnata a cercare indizi di complotti che me ne sono completamente dimenticata! Avrei dovuto organizzarla io, quella festa, insieme a Edo, non lasciare che se ne occupasse una sconosciuta dai gusti eccentrici! Telefono subito a mio fratello. Anche lui ha ricevuto l’invito e confessa candidamente di non avere nemmeno in mente quella ricorrenza, così importante per i nostri genitori.
“Almeno, mettiamoci d’accordo per fare loro un bel regalo”
“Che ne dici di una crociera o un bel viaggio, Isa?”
Mi pare una buona idea, così gli do appuntamento presso un’agenzia viaggi per scegliere il regalo.
La sera, a cena, sventaglio l’invito davanti agli occhi di mio marito e di mio figlio.
“Marco, tu lo sapevi che si trattava delle Nozze d’Oro dei nonni, vero? E’ di questo che si stava occupando Maria Chiara!”
Lui mi guarda con occhi sgranati.
“L’anniversario dei nonni? Veramente non ne sapevo nulla! Maria Chiara andava a casa loro con un registratore e faceva loro tante domande. Parlavano per ore. Loro le mostravano delle vecchie fotografie….A volte erano così noiosi che me ne andavo di sopra a studiare”.
“Come sarebbe delle interviste!?”
Non ci capisco più nulla. Allora la festa per l’anniversario e la presenza di Maria Chiara non sono affatto collegati. Evidentemente, lei non è un’organizzatrice di eventi o qualcosa del genere. La mia apprensione si riaccende, ma non voglio rovinare l’anniversario di mamma e papà.

****
E’ il gran giorno. Ci ritroviamo tutti in chiesa per assistere al rinnovo dei voti nuziali dei miei genitori. Ci sono mio marito Claudio e mio figlio Marco, mio fratello Edoardo con sua moglie Manuela e le gemelle Martina e Marianna. Ci sono anche i miei zii e i miei cugini con le loro famiglie. Tra figli, nipoti e parenti saremmo una cinquantina di persone. L’atmosfera è allegra e gioviale. Mamma e papà entrano in chiesa elegantissimi, tenendosi per mano. Il sacerdote, durante la messa, li elogia come esempio di coppia unita, più forte delle difficoltà della vita. Loro si sorridono e si guardano negli occhi con amore. Mio padre è emozionato. Nel momento di mettere al dito di mamma una fedina d’oro, sbaglia la formula di rito, strappando un sorriso ai presenti. Mamma, invece, si aiuta leggendo su un bigliettino.
Usciamo tutti dalla chiesa festanti. Non posso fare a meno di ascoltare i commenti di un paio di mie zie che mi precedono di qualche passo.
“Tu sai perché hanno deciso di festeggiare le Nozze d’Oro un anno prima?”
“Come sarebbe?”
“Ne sono sicura! Mia sorella si è sposata un anno dopo di me!”.
Scavo nei miei ricordi. Nella mia mente scorrono le immagini di feste casalinghe, di brindisi e di doni scambiati. I miei genitori ci hanno sempre tenuto molto al loro anniversario di matrimonio. E sì, i 50° anni insieme li festeggeranno l’anno prossimo. Allora, perché tutto questo? Mi assale una strana inquietudine. Lancio uno sguardo ai miei genitori, che continuano a tenersi per mano, dispensando un sorriso per tutti. Possibile che si siano semplicemente sbagliati? Dopotutto, mamma non ha più la memoria di una volta, ma papà?
La festa prosegue al ristorante. Ognuno degli invitati racconta aneddoti di mezzo secolo di vita insieme dei miei genitori.  A un tratto, nel locale entra Maria Chiara. Si avvicina al tavolo e sussurra qualcosa all’orecchio di papà. Dietro di lei, uno dei camerieri tiene in mano un cartone chiuso da un nastro bianco.
“Devono essere le bomboniere…”, sento commentare.
“Vorrei ringraziare tutti voi per essere qui oggi e per condividere questo momento per noi così importante…”, esordisce mamma, mentre la tavolata si zittisce.
“Come qualcuno ci ha fatto giustamente notare, abbiamo festeggiato le nostre Nozze d’Oro un anno prima…Vi assicuro che non si è trattato di un errore”.
Accanto a lei, papà annuisce con gli occhi lucidi.
“Sapete, da un po’ di tempo, come alcuni di voi avranno notato, la mia memoria perde qualche colpo. Così, ho fatto qualche esame e mi hanno detto che ho una malattia che si chiama Alzheimer. Ho voluto anticipare la ricorrenza perché volevo essere sicura di ricordarmi di tutti voi, di condividere con voi i miei ricordi più cari, prima che se ne vadano dalla mia mente…”
Nella sala è calato un silenzio irreale.
“Non voglio che questa sia una giornata triste. Anzi, per tutti voi io e Renzo abbiamo preparato un regalo speciale, che spero apprezzerete”.
Maria Chiara si fa avanti e comincia a distribuire il contenuto del cartone. Mi ritrovo tra le mani un libro dalla copertina color carta da zucchero e una bella fotografia dei miei genitori nel giorno del loro matrimonio. Dentro ci sono le immagini più belle della loro vita insieme, dal fidanzamento alle nozze, dalla vita nelle campagne con amici e parenti, ci siamo io e mio fratello piccoli, e ci sono i nostri figli. Con un groppo alla gola, vado all’indice e leggo alcune righe. E’ la storia di un amore grandissimo, quello tra mamma e papà, ricostruita attraverso i loro ricordi e le fotografie.
“Nel libro che oggi vi doniamo c’è la storia della nostra famiglia”, continua papà, “Molti di voi si riconosceranno nelle fotografie e nelle pagine che abbiamo voluto fortemente scrivere. E non ci saremmo riusciti se non fosse stato per Maria Chiara”.
La ragazza dai capelli rossi si fa avanti un po’ timida.
“Maria Chiara è una bravissima scrittrice. Abbiamo letto alcune delle sue opere e l’abbiamo contattata chiedendole di scrivere la nostra storia. A lei va il nostro sentito grazie”.

****
“Perché non me lo hai detto, mamma, di essere malata?”
“Tesoro, in verità te ne eri già accorta da sola…”, mi dice allungandomi una carezza “Che vuoi farci? E’ la vita. Tutti invecchiamo. Non so come saranno i miei ricordi tra un anno, o tra due. Per questo ho voluto scrivere quel libro, per fissarli tra le sue pagine prima che fuggano via”.
Non riesco a impedire alle lacrime di scendere.
“Su, su, Isabella. Vale anche per te e per Edo quello che ho fatto promettere a papà. Se, nei prossimi mesi o nei prossimi anni, mi sfuggisse qualcosa, voi dovrete prendere quel libro e leggermi la storia della nostra famiglia. ”.
Abbraccio forte mia madre e respiro il suo profumo. Sento il suo amore, forte ed eterno, quello che nessuna malattia si porterà mai via.

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