Racconto n°

17

IL RICORDO DEL PRIMO AMORE ChiaraLuce

IL RICORDO DEL PRIMO AMORE

“Prendo una merendina e torno di là a studiare”.
Emma, mia nipote, ultimamente è sempre più scontrosa e indisciplinata negli studi, con risultati altalenanti. Quest’anno deve affrontare anche l’esame di maturità, ma il suo disinteresse nei confronti della scuola è motivo di litigi con i suoi genitori. Da quando ha compiuto diciotto anni, Emma si ferma sempre più spesso a casa mia, che considera un po’ il suo rifugio. Tra noi due c’è un legame speciale. L’ho cresciuta io mia nipote, perché mia figlia e mio genero lavoravano entrambi tutto il giorno. Quando aveva dieci anni, sono rimasta vedova e lei si è attaccata ancora di più a me.
“Nonna, posso rimanere a dormire qui da te stanotte”, mi domanda mentre addenta una brioche.
“Tesoro, sai che puoi rimanere quando vuoi, ma prima devi avvertire tua madre”.
Lei fa spallucce, così, mi tocca alzare il telefono e chiamare io mia figlia Elena.
Apro piano la porta dello studio dove mia nipote sta studiando. La osservo da lontano mentre il suo sguardo arrabbiato scorre nervosamente sui libri. Di tanto in tanto, si rosicchia le unghie dipinte con uno smalto nero e si tormenta i capelli, anch’essi di un nero corvino, troppo innaturale per lei, che è naturalmente bionda e con gli occhi azzurri. Indossa una maglietta chiara e un paio di jeans usurati, troppo grandi per un fisico minuto come il suo.
“Posso sedermi qui vicino a te? E’ da tanto che non parliamo un po’”, le dico porgendole un succo di frutta.
 “Certo, nonna, sei sempre la benvenuta”.
“Su, tesoro, dimmi che cosa c’è che non va”.
“Posso farti una domanda? Come ci si accorge di essere innamorati di qualcuno?”
Eccolo il segreto di Emma. Problemi di cuore. E lei, con i suoi diciotto anni, è anche in ritardo rispetto alle sue coetanee.
“Bé, ci sono diversi sintomi. Per esempio, pensi continuamente a quella persona, non vedi l’ora di vederla e di passare del tempo insieme. Quando sei con lei, il cuore ti batte forte, tutto ti sembra perfetto”.
“E che cosa succede se la persona di cui sei innamorata ne sceglie un’altra?”.
Sinceramente, non so che cosa rispondere, perché nei miei ricordi, riesco a trovare solo una grande sofferenza.
“Hai mai detto a questa persona quello che provi nei suoi confronti?”
Emma mi guarda con i suoi occhi azzurri come il mare, nel quale intravedo una grande tristezza.
“No. Non avrebbe capito. E poi, va così bene tra di noi che non vorrei rovinare tutto”.
“Temi che non provi la stessa cosa?”
“Esatto. Quindi, stiamo continuando a parlare di niente”.
Torno con la mente a quando avevo più o meno la stessa età di mia nipote. Erano altri tempi e alla mia generazione veniva chiesto di crescere in fretta e di formare una famiglia. Ho conosciuto persone che si sono sposate senza amore, per convenienza, o perché “era arrivato il momento”. Tra queste c’ero anche io, che ho sposato l’uomo che sarebbe diventato il padre dei miei figli senza provare un vero sentimento nei suoi confronti. Dopo la nascita di Damiano ed Elena, io e Ferdinando abbiamo vissuto come fratello e sorella. Sono convinta che, dentro di sé, mio marito abbia sempre saputo che nel mio cuore ci sarebbe sempre stata un’altra persona.
“Che c’è, nonna? Ti sei ricordata di qualcosa di triste?”
Anche Emma mi conosce bene.
“Quindi anche tu hai avuto un amore non corrisposto, quando eri giovane?”
“E’ così, tesoro. Ormai sono passati tanti anni e non so più che fine abbia fatto. Probabilmente, anche quella persona ha finito con lo sposare qualcun altro. Avrà avuto dei figli e anche dei nipoti”.
“Hai sofferto molto?”
“Sì, non te lo nego. Per questo credo che tu dovresti buttarti. Se non lo fai, non saprai mai come andrà a finire”.
“Non ho nessuna possibilità, lei mi parla in continuazione di un ragazzo che le piace…”
Emma si blocca di colpo. Capisce di essersi lasciata scappare una parola di troppo. Io, invece, realizzo che la situazione potrebbe essere più complicata del previsto.
Mia nipote abbassa gli occhi azzurri e si zittisce.
“Si tratta di Linda…la conosci no?”
E’ la sua migliore amica. Così lei mi ha detto. Evidentemente, la definisce così per non essere giudicata.
“Certo, è una ragazza meravigliosa. E di sicuro anche lei ti vuole bene”.
“Sì, ma non nello stesso modo in cui gliene voglio io. Credo di essere innamorata di lei”.
Sospiro: Emma potrebbe andare comunque incontro a una delusione, indipendentemente dal sesso della persona di cui si è innamorata.
“Accidenti! Perché mi doveva capitare anche questa?”
“Ascolta, non sei la prima né l’ultima che soffrirà per amore. Non importa se provi dei sentimenti per un ragazzo o una ragazza, ci sarà sempre qualcuno che non li corrisponde. O che, al contrario, prova la stessa cosa e non ha il coraggio di rivelartelo. Per questo, credo che tu debba fare capire comunque a Linda quello che provi per lei”.
Pronuncio parole con forza. Emma mi guarda con gli occhi sgranati, poi mi sorride.
“Credo che mi darò una possibilità per essere felice”.

****
“Nonna, posso venire a studiare da te, questo pomeriggio?”
Emma ha una voce squillante, insolitamente felice.
“E posso portare una persona?”
“Certo. Preparerò la merenda per due, allora”.
Le due ragazze stanno chiacchierando nello studio. Le osservo ridere, guardarsi negli occhi, scambiarsi occhiate e gesti di affetto. Emma si alza con la scusa di andare a vedere a che punto è la preparazione della merenda e mi accantona in cucina.
“Avevi ragione nonna. Non c’è nessun ragazzo. Se lo è inventato per ingelosirmi, perché io non mi decidevo. Ora è tutto a posto”.
Non so dove la porterà questo amore. Forse durerà lo spazio di un litigio, come tutti gli amori acerbi, oppure crescerà con loro, tra delusioni, pregiudizi e nuove sfide. Rispetto alla mia giovinezza, qualcosa è cambiato e ancora sta cambiando. Chiudo gli occhi e torno ai miei diciotto anni, quando, dentro di me sentivo nascere un sentimento sempre più forte nei confronti di una ragazza di due anni più grande, che avevo conosciuto sul posto di lavoro. Entrambe facevamo le dattilografe in un’assicurazione, in una società che da poco si era aperta al lavoro femminile fuori casa. I nostri erano giochi di sguardi e di parole non dette, di sentimenti celati sotto l’apparenza di un’amicizia. Le mani si sfioravano di nascosto, mentre il cuore batteva forte e ci lasciava sconvolte. Lei era una ragazza di buona famiglia, destinata ad andare all’altare con il figlio di un medico che stava seguendo la stessa strada professionale del padre. Tutto era già stato stabilito e lei lo aveva accettato per inerzia.
“Non mi importa chi sposerò. Io amerò sempre te”, mi aveva confidato tra le lacrime.
“E io ti aspetterò”. Le avevo risposto con un groppo alla gola.
La vita poi aveva fatto il suo corso. Il marito medico guadagnava abbastanza per provvedere a tutta la famiglia e non voleva che lei lavorasse. Con il suo e licenziamento, i nostri rapporti si erano fatti sempre più radi.  Durante i primi mesi del suo matrimonio, ci eravamo scambiate alcune lettere che contenevano parole di volta in volta sempre più fredde e distanti. Finché un giorno, incontrandola per strada, lei si era voltata dall’altra parte imbarazzata. Allora, avevo capito che era venuto anche per me il momento di rinunciare a quell’amore difficile e mi ero piegata alle convenzioni, accettando la corte di Ferdinando, che poi avrei sposato. Quel matrimonio con tanto affetto e poco amore, però, mi aveva dato Damiano ed Elena, i miei figli, e poi Emma e gli altri miei due nipoti, la luce dei miei occhi. Il mio sguardo torna alla mia ragazza. La sento finalmente ridere felice e penso che forse, lei, all’amore vero non dovrà rinunciare.

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