Racconto n°

18

LA DONNA DI GHIACCIO Cloe Incanto

LA DONNA DI GHIACCIO

La segretaria bussò discreta, prima di entrare.
«Direttore, le pratiche della World Diffusion che aveva richiesto» disse, appoggiando due voluminose cartelle di documenti sulla scrivania.
Anna Maria alzò gli occhi per lanciare solo una rapida occhiata.
«Puoi andare, ci vediamo lunedì.»
Sabina si richiuse la porta alle spalle, sbuffando «quella non è una donna ma un automa.» Le uniche conversazioni che si potevano allacciare con lei riguardavano il lavoro.
Sabina era la sua segretaria personale da quasi cinque anni, dal giorno in cui il padre di Anna Maria era morto d’infarto lasciandola proprietaria della sua azienda, eppure non si era mai lasciata andare a una confidenza e la trattava sempre freddamente, malgrado fossero quasi coetanee.
«Passerà anche questo week-end in ufficio» pensò, scuotendo la testa. Afferrò il cappotto e uscì dall’ufficio pregustando la cena con gli amici.

Anna Maria richiuse la cartella della World Diffusion, accendendosi una sigaretta. Non mancava tanto tempo all’incontro con il loro principale cliente straniero e lei doveva ancora finire di esaminare documenti importanti. Guardò l’orologio: erano quasi le dieci di sera e cominciava a essere stanca.
Spostò lo sguardo sul ritratto del padre: sarebbe stato fiero di lei, in cinque anni era riuscita a raddoppiare gli utili dell’azienda.
«Se la prossima riunione con la World Diffusion  avrà un esito positivo i mercati americani saranno finalmente nostri» pensò, alzandosi. Una doccia calda e un sorriso ristoratore il programma della serata. Nei giorni successivi avrebbe dovuto lavorare alacremente in vista dell’incontro conclusivo.
Lanciò un’ultima occhiata alla stanza arredata con gusto e semplicità dove trascorreva le sue giornate lavorative, quando non era in giro per il mondo per incontri di lavoro. Indossò la giacca, spense le luci e uscì. L’unica auto rimasta nel parcheggio era la sua. Salì e mise in moto, la macchina non diede segni di vita.
«Maledetta auto!» Anna Maria provò e riprovò ad azionare la chiavetta d’accensione. Invano.
Si rassegnò a chiamare l’officina che si occupava abitualmente della sua auto e di quelle dell’azienda e a prendere un taxi. Sarebbero arrivati con un carro attrezzi.
«Chissà che gli è preso a quell’accidenti di macchina» pensò, irritata. 
Gli imprevisti la contrariavano e, quando accadevano in ufficio, ricordava ai suoi dipendenti che evitarli era solo questione di organizzazione.
«Odio l’improvvisazione» ripeteva spesso e per quel suo modo di fare intransigente si era guadagnata l’appellativo di “donna di ghiaccio”. Non le dispiaceva se voleva dire disciplina ed efficienza.
Lavorò tutta la mattinata e quando arrivò la telefonata dall’officina per dirle che avevano risolto il problema e poteva passare a ritirare l’auto chiamò un taxi e si fece lasciare davanti all’Officina Masetti & Figli.
Guardò l’orologio: doveva essere la pausa pranzo perché l’officina sembrava deserta.
«C’è qualcuno? Ho fretta» gridò.
Un ragazzo uscì lentamente da sotto una macchina sportiva, con la tuta e il viso sporchi di olio, fissandola con un sorrisetto ironico.
«Sono venuta a ritirare la mia auto» disse Anna Maria, spazientita.
«Immagino sia la mercedes dietro di lei.»
Anna Maria si voltò e vide la sua auto, qualcuno aveva pulito i vetri. Si avvicinò, le chiavi erano nel cruscotto.
«La fattura la mandi in azienda» disse, mettendo in moto, senza dare il tempo al ragazzo di replicare. Lui la guardava in un modo insolente. Le faceva venire voglia di prenderlo a schiaffi.

Lunedì mattina quando Anna Maria parcheggiò l’auto nel posteggio dell’azienda, il ragazzo dagli occhi insolenti era fermo ad aspettarla, accanto a un’auto sportiva. Erano le sette di mattina e lo spiazzo era ancora deserto. Lui indossava la stessa tuta sporca di olio e un ciuffo ribelle gli ricadeva sulla fronte.
«Ho portato la fattura» disse, sventolandole un foglio sotto il naso.
«Se ne vada.» disse Anna Maria, sferzante, allontanandosi.
Lui la rincorse e le afferrò un polso per fermarla.
«Sei sempre così acida?»
Anna Maria non riuscì a ribattere perché lui, cogliendola impreparata, la baciò.
Quando lei si ripresa dalla sorpresa, la macchina sportiva era solo un punto indistinto in lontananza.

Era rimasta un’ora chiusa nel bagno a cercare i togliersi i segni neri che le mani di lui le avevano lasciato sul viso e a rifare il trucco. All’apparenza lei era di nuovo quella di sempre quando era uscita dal bagno, ma in realtà quel bacio aveva risvegliato sensazioni sopite da tempo.
Rilesse per la quarta volta la stessa riga, senza riuscire a concentrarsi. Si arrese.
«Meglio andare a casa e tuffarsi in una vasca colma di schiuma.»
Arrivata a casa Anna Maria accese la televisione. Dopo un bagno ristoratore si sentiva di nuovo padrona di sé e dimentica dell’”incidente” che l’aveva costretta a modificare i propri programmi. Rilassata, rovesciò la testa all’avanti, strofinandosi i capelli umidi con l’asciugamano. Erano lunghi e per comodità di solito li portava raccolti in un severo chignon che la faceva apparire più vecchia. Anche gli occhiali che utilizzava in ufficio non le erano indispensabili, ma servivano a rendere credibile la sua immagine di donna autoritaria.
Quando rialzò il capo per far ricadere la massa corvina sulle spalle, la televisione stava trasmettendo un servizio sull’arrivo in città di un noto cantante, Matt Fleming, idolo di milioni di ragazzine in tutto il mondo.
Anna Maria guardò i fans accapigliarsi per raggiungere la prima fila e poter toccare la star. Una moltitudine di poliziotti proteggeva Matt Fleming, quasi coprendolo. Quando la telecamera riuscì ad inquadrarlo, ad Anna Maria mancò il respiro. Non indossava una tuta sporca di olio, bensì un gilet sul torace nudo e una fascetta gli fermava il ciuffo biondo sulla fronte, ma era lui, il ragazzo che l’aveva baciata.
Appariva ancora più giovane e affascinante. Non si sottraeva alla folla, stringeva mani e lanciava baci e sorrisi a tutti.
Anna Maria, come paralizzata, continuò a fissare lo schermo anche quando le immagini di Matt Fleming svanirono. Lui era una rock star internazionale e lei…

Nel pomeriggio tornò in ufficio, le restava poco tempo per esaminare con attenzione il carteggio della World Diffusion. Lavorò cercando di non pensare a Matt Fleming e a quello che era accaduto quella mattina. In fondo se lui era una rock star o un benzinaio a lei non importava. Lei aveva un’azienda da mandare avanti!
Era pomeriggio inoltrato quando alzò gli occhi, concedendosi una pausa.
«meglio ordinare un panino» pensò cercando il telefono del bar all’angolo. Non fece in tempo a comporre il numero che Matt Fleming comparve sulla porta con un enorme mazzo di rose rosse fra le braccia.
«Per farmi perdonare» disse, avanzando verso lei.
Anna Maria non si mosse, finché restava dietro la scrivania riusciva a sentirsi invulnerabile.
«So chi sei» nella sua voce c’era una nota di rimprovero.
«Anch’io so chi sei» rise lui «la tua gentilezza ti fa ricordare. In officina tutti ricordano il tuo nome.»
«Più facile ricordare il tuo » ribatté Anna Maria «l’ho visto stampato anche su una fiancata dell’autobus. È il tuo vero nome?»
«Sì.»
«Parli benissimo l’italiano.»
«Mia madre è nata a Genova. Hai finito l’interrogatorio?»
«No. Perché ti trovavi in un’officina con una tuta sporca d’olio addosso e non in una lussuosa camera d’albergo a cercare di sfuggire a orde di fans fameliche?» chiese Anna Maria, ironica.
«Ho l’hobby delle auto sportive e mi piace occuparmene personalmente quando  riesco a sfuggire a orde di fans fameliche».
Anna Maria rimase in silenzio.
«Trovi insolito che un cantante rock si diverta a fare il meccanico?»
«Un po’.»
«Lo immaginavo» affermò lui osservando con attenzione ogni oggetto della stanza. «Sei una persona che ama mantenere le distanze che ha rinunciato a vivere, trincerandosi dietro una scrivania da grande capo.»
Anna Maria si alzò di scatto, la collera mal repressa le arrossò il volto.
«Esci immediatamente da qui» gli ordinò.
Matt rimase a fissarla con quei suoi incredibili occhi acquamarina per un lungo istante poi, senza una parola, uscì dalla stanza.
Anna Maria richiuse la porta, rimanendovi appoggiata contro. Cercò di fermare il battere disordinato del suo cuore. Quel ragazzo aveva il potere di sconvolgerla.

Quando uscì, la macchina rossa sportiva era parcheggiata nel piazzale.
Anna Maria vide Matt avvicinarsi: i biondi capelli mandavano riflessi dorati nella luce della sera.
«Vieni» le disse, prendendola per mano.
Anna Maria avrebbe voluto ribellarsi, ma il fluido magico che Matt emanava e che faceva sognare milioni di ragazzine, soggiogò anche lei.
«Dove andiamo?» chiese.
«Sali» Matt aprì la portiera.
La macchina sportiva correva veloce, divorando l’asfalto, Matt guidava assorto, guardando la strada davanti a lui.
Anna Maria, seduta al suo fianco, ancora incredula di trovarsi in compagnia di quell’imprevedibile ragazzo, osservava il cielo tingersi di rosa, domandandosi quale fosse la meta del loro viaggio.
Chiuse gli occhi. Tutto era accaduto così in fretta.
L’auto rallentò, fermandosi con un piccolo sobbalzo.
Matt le toccò una spalla «siamo arrivati.»
Anna Maria aprì gli occhi e quello che vide la lasciò senza fiato.
Il sole incendiava il cielo, annegando nel mare, mentre la spiaggia davanti a loro sembrava rivestita d’oro.
«Non credo tu abbia mai visto un tramonto.»
Matt prese Anna Maria per mano e lei si accorse che nell’altra stringeva una chitarra.
Docile lo seguì lungo il sentiero fino a quando non raggiunsero un tratto di spiaggia lambito dal mare riparato dagli scogli.
«Hai freddo?» chiese Matt.
Anna Maria scosse la testa, incapace di parlare.
Matt prese la chitarra sedendosi accanto a lei. Le note di una famosa canzone riempirono l’aria.
”L’amore è incontrare qualcuno che ti tenda la mano…”
Anna Maria aveva sempre pensato che le parole delle canzoni fossero il risultato di un’abile gioco commerciale, ma ascoltare Matt cantare, le fece venire un groppo alla gola. Era sola una ragazza acida e sola.
La musica tacque, il tempo si fermò.
«Hai rinunciato a provare emozioni per troppo tempo Mary» Matt la baciò sulle labbra, sul collo. Anna Maria sentì tutte le sue paure sciogliersi insieme al nodo dei suoi capelli. Lasciò che Matt la spogliasse lentamente e scoprisse ogni angolo nascosto del suo corpo.
Lui spazzò via con il tocco delle sue mani anni di solitudine, di lavoro duro, in cui aveva visto le amiche di scuola allontanarsi, mentre lei continuava la sua folle corsa, preda di una frenesia di cui non riusciva a liberarsi.
Era diventata adulta di colpo, dopo la morte del padre, il suo carattere si era indurito e non aveva permesso a nessuno di avvicinarsi.
Donna di ghiaccio era il suo nome.
Fino a quel momento. Fino a quando era arrivato Matt.
Fecero l’amore tutta la notte, come due ragazzini in vacanza, perdendo la cognizione del tempo.
L’alba li sorprese abbracciati, granelli di sabbia ricoprivano i loro corpi nudi.
Si baciarono a lungo, prima di rivestirsi in fretta.
Anna Maria indossò il vestito stropicciato. La World Diffusion le appariva lontanissima, anche se la riunione era fissata per il giorno dopo.
L’Anna Maria che Matt aveva stretto fra le braccia quella notte era una persona che neppure lei conosceva.
«Questa sera devo partire» mormorò Matt «ho un concerto a Edimburgo.»
«Ci sarò con il mio cuore» Anna Maria coprì il volto di Matt di piccoli baci.
«Donna di ghiaccio» la canzonò, mentre slacciava i bottoni del vestito.
«Ancora?» rise lei.
Lui la prese fra le braccia.

Sabina sentì la porta aprirsi e abbassò istintivamente il volume della radio.
Anna Maria comparve sulla porta. Sabina si girò ad osservarla: indossava un informale paio di jeans e aveva i capelli sciolti sulle spalle.
Era molto cambiata dal giorno in cui aveva firmato il contratto con la World Diffusion quasi tre mesi prima e una luce nuova brillava nei suoi occhi, liberati dal peso degli occhiali.
Sabina stentava a riconoscere in quella ragazza dallo sguardo dolcissimo il suo intrattabile direttore “donna di ghiaccio”.
L’aveva anche sorpresa a fischiettare una canzone e si era meravigliata che fosse quella di Matt Fleming, il nuovo idolo delle ragazzine.
«Buongiorno.
«Buongiorno Sabina, alza il volume della radio per favore, la musica mette allegria» disse, prima di entrare nel proprio ufficio.
Sabina alzò il volume, stupita. Quale santo doveva ringraziare per un simile miracolo? Si chiese.
Anna Maria sedette alla sua scrivania. Suo padre, come ogni giorno le sorrise dalla cornice porta ritratto.
«Ho conosciuto l’amore» gli confidò, accarezzando con gli occhi il volto familiare.
Dalla borsetta tolse una fotografia che Matt le aveva spedito dall’America.
Ice woman è dedicata a te c’era scritto in un angolo.
Ice Woman, il nuovo successo di Matt Fleming era ai vertici delle classifiche internazionali, cantato a squarciagola ovunque.
Anna Maria sentì le note della canzone di Matt uscire dalla radiolina di Sabina e diffondersi nell’aria.
“Mary aveva un piccolo cuore di ghiaccio, ma l’uomo dalle mille parole nella notte senza tempo le mostrò un tramonto e le incendiò il cuore”
Anna Maria chiuse gli occhi e si lasciò cullare dalla voce calda di Matt. Erano trascorsi tre mesi da quella notte sulla spiaggia e lei e Matt non si erano più rivisti.
Prima di andarsene Matt le aveva preso il viso fra le mani e sussurato: «non ti dimenticherò mai Ice woman.»
“Mary ritrovò il suo amore nel porto di Shangai, sul volto del ragazzo triste, negli occhi del vecchio seduto sulla panchina del parco”.
La voce di Matt, calda e amica, scaldava il suo cuore.
Non si erano scambiati i numeri di cellulari, non si erano promessi nulla, non si erano cercati.
Il destino li aveva fatti conoscere e amare in una notte senza tempo. Il destino forse li avrebbe fatti incontrare di nuovo in qualche angolo perduto ai confini del mondo o in mezzo al traffico caotico di una grande città.
Anna Maria aprì la finestra. Alcuni passanti attraversavano senza fretta la strada deserta. Un bambino vicino a una fontana tentava di pulire con le mani grassocce la cioccolata colata da un cono gelato.
Anna Maria sorrise.
Vita, c’era vita attorno a lei.

Gli altri miei racconti

Seems you have no WidgetKit installed but this feature relies on it.

Take in consideration that you could need the FULL WidgetKit version.
    0.0/5 di voti (0 voti)

Lascia un commento

Stai commentando come ospite.

Seguiteci su

R come Romance
Edizioni del Loggione srl
Sede legale: Via Paolo Ferrari 51/c - Modena - Italy
P.Iva:03675550366


Sito realizzato da Damster Multimedia