Racconto n°

15

Categoria:

Erotico

LA RAGAZZA COL VESTITO VERDE Liviana Rose

LA RAGAZZA COL VESTITO VERDE

Teneva i sandali penzoloni nella mano destra, il passo era vago, indossava uno splendido vestito verde di seta morbida plissettata, stretto sotto il seno da un nastro azzurro. Era bionda, coi capelli lunghi e lisci, belle gambe lievi e non c'entrava assolutamente niente con ciò che le stava intorno: bagnanti indifferenti, vestiti di sole ed oli abbronzanti, rotoli di lardo insaccati in prendisole orientaleggianti, maaaassaaaaaaji cinesi al balsamo di tigre, concerti di suonerie di cellulari e torre di Babele di voci sgraziate.
Dietro gli occhiali da sole la osservai arrivare, passarmi di fronte ed andare oltre, sempre con lo stesso piglio zigzagante e perplesso. Erano le nove e mezza di una mattina ventilata e luminosa, dall'orizzonte lontano.
Iniziai a pensare a quanti anni potesse avere, venti venticinque massimo, e da dove venisse in abito elegante, da una sera in discoteca, da una festa su una barca, da un adescamento.
No, non era una prostituta, queste cose le si capiscono al volo guardando una persona, la serenità, l'illusione, la gaiezza erano ancora in quei begli occhi verdi come il vestito da sera.
Quando non la vidi più, tornai con l'attenzione a mia moglie che se ne stava impalata sotto il sole, da fare invidia ad una lucertola e mi chiedevo come facesse a non impiegare il tempo in alcun modo. Le altre donne fumavano, ciarlavano al cellulare, leggevano riviste gossippare, qualcuna si arrischiava addirittura con un libro, una faceva l'uncinetto, un'altra le treccine alle bimbe, ma mia moglie era il ritratto della nullafacenza.
Senza dirle una parola mi alzai e, a passo spedito, cercai di raggiungere la ragazza dal vestito verde.
La vidi qualche centinaia di metri più avanti ferma ad un chiosco che sbocconcellava una brioche. Ero in grado di carpirne la fragranza, della ragazza non della brioche, profumava di liquirizia e viole. Mi avvicinai al bancone e ordinai un caffè. Dovetti berlo di corsa, scottandomi la lingua, perchè il vestito verde aveva ricominciato il suo girovagare.
La spiaggia, lunga ed affollata, era attraversata da una passeggiata di lastroni di cemento colorati che facilitavano i turisti nella loro meritata vacanza. Finiva, la passeggiata, contro un frangiflutti di scogli e roccia oltre il quale non era mai andato per pigrizia. La ragazza si sedette su un muretto che delimitava una aiuola curatissima ed iniziò a giocare con un filo di lavanda. Io mi infilai in un altro chiosco ed ordinai il secondo caffè, perchè altrimenti non sapevo cosa prendere; mi accomodai su un trespolo a fare finta di leggere il giornale e continuai ad osservarla sperando che lei facesse un gesto per farmi, finalmente, capire. Ecco cosa volevo: solo capire il perchè quella splendida fanciulla fosse così fuori posto.
La divorai come si fa con un'opera d'arte. La pennellata leggera che le aveva disegnato la linea del collo, il fronzolo di quell'unico ricciolo che le si attoriciliava dietro l'orecchio, gli orecchini di smeraldi e d'argento che catturavano i raggi del sole e li rimandavano in un disordine sfumato.
Il secondo caffè era davvero buono, di quelli che lo zucchero ci mette un'infinità ad affondare, sorretto dalla densità della crema.
Ero in un chiosco da giovani con la musica piuttosto alta, eppure mi sembrava di sentire il rumore del suo respiro.
Just an illusion degli Imagination, la suonavano quando ho conosciuto mia moglie nell'estate dell'ottantadue quando il mare era ancora un appuntamento straordianrio e una meta lontana.
Mia moglie era la più bella di tutta la compagnia, è ancora molto bella, ma ormai la conosco così bene che l'odiare i suoi piccoli tic e la sua apatia è meno stancante di amarla per i trent'anni passati assieme.
La ragazza dal vestito verde non è la più bella ma è la più affascinante.
Quasi un'immagine stonata in questa mandria colorata.
Un seno piccolo ma altezzoso, il naso leggermente imperfetto, ombre di rossetto della sera prima, unghie curate, dipinte, l'orlo del vestito appena umido del contatto con la sabbia, un bracciale morbido e sottile.
Capirla.
E poi svestirla.
Baciarla.
Leccarla.
Succhiarla.
Mangiarla.
E poi prenderla.
Fra la sabbia e la risacca, mentre il sole scende all'orizzonte e l'aria diventa profumata di mare e la terra rilascia il calore assorbito durante il giorno.
La sua pelle resa più morbida dai colori del tramonto.
L'avrebbe potuta raccontare Jane Austen una donna così e non si sarebbe sbagliata nemmeno di una virgola, nemmeno di una sfumatura.
Sudavo e ansimavo. Le mani mi tremavano come per il primo amore.
Confusi la realtà con la fantasia, la mia mente aveva vagato quel troppo da lasciarla scappare. Mi guardai le mani.
Eppure l'avevano toccata quelle mani. E le labbra? L'avevano baciata a lungo.
It's just an illusion, in all this confusion...
Cercai quel vestito verde, e senza quel vestito verde, almeno quella ragazza.
Non la ritrovai.
Non ritrovai mai quelle sensazioni che, nel tempo di un caffè, mi avevano fatto sentire di nuovo vivo.

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Liviana Rose
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