Racconto n°

19

Categoria:

Erotico

NON ERA UNA NOTTE QUALUNQUE FFLUNA

NON ERA UNA NOTTE QUALUNQUE

Non era una notte qualunque. La luna spariva a tratti tra le nuvole grigie. Il vento spazzava la strada deserta. Non c'erano rumori se non il sottofondo di una autostrada trafficata. Le due di notte di un giovedì d'ottobre.

Quando ricevette il messaggio il cuore le balzò in gola. Sarebbe passato dalla sua città dopo un paio di ore. Non proprio nella città, ma sull'autostrada che l'attraversa.
Erano passati pochi giorni dall'unica volta che si erano visti. Un incontro semplice. Una cena innocua.
Innocua.
Come si fa a dire innocua quando non si vede l'ora di vederlo, di parlargli, di ascoltarlo, di sentirlo vicino. Quando si desidera un suo invito e il cuore va a mille nel momento in cui te lo propone?!
Non sarebbe potuta essere innocua. Lo aveva capito non appena aveva risposto "sì, vediamoci". Le parole le uscirono vibrando, accompagnate da un corpo che non riusciva più a controllare.
Non ci fu tempo di mangiare in quella cena. Troppe domande e troppo imbarazzate le risposte. All'inizio, sì. Poi i suoi occhi. Poi la sua bocca. Un vortice al quale lasciarsi piacevolmente andare.
Sentiva che la stava legando con un filo sottilissimo e trasparente. Lo stava avvolgendo attorno a lei, piano, piano. Non se ne rendeva conto ma lo spazio fra di loro diminuiva, impercettibilmente, costantemente. E forse per questo quando a fianco dell'auto, prima di salire per farsi accompagnare a casa, non riuscì a muoversi. Era completamente avvolta da questo filo. Quando lui decise di tirarne il capo si sentì volare e appoggiare le labbra sulle sue. Un brivido, di piacere. E una sensazione di leggerezza mai provata. Tanto da avere l'impressione di scivolare via.
La strada non era tanta. Sapevano che non avrebbero avuto tempo a sufficienza per poter vivere a fondo quello che sentivano e che desideravano. Parole e lingue si incontrarono. Mani grandi l'accarezzarono. Mani calde la sfiorarono e toccarono. Una promessa ripetuta tra un saluto più volte rimandato. Una mano a cercarla, possederla. Un sapore condiviso tra le bocche. Una promessa siglata con la sua eccitazione.

Un'auto sfrecciò veloce sulla strada deserta. Non era lui.
Pensava a ciò che stava facendo. Pensava al messaggio inviato all'amica. Pensava a lui che sarebbe passato fra poco. Ricordava il suono del telefono tanto desiderato. Ricordava l'impaccio con cui spiegava al marito che era scattato l'allarme presso lo studio e doveva andare a controllare. Ricordava l'insistenza del marito per accompagnarla e il suo rifiuto assicurandolo che il collega era già partito e che la sarebbe passata a prendere. E poi c'erano i figli. Non si potevano lasciar soli.
Tutto confuso, indeterminato. Solo di una cosa era certa. E ne sentiva la verità tra le gambe, nel battito accelerato del cuore, nel tremore delle mani nervose.
Un'altra macchina. Passò.
Il parcheggio all'uscita dell'autostrada era semivuoto. Quattro auto. Buie. Forse quattro storie come la sua?
La vibrazione del cellulare la colse di sorpresa. Il respiro si fece affannoso.
"Sto uscendo ora, bacio".
Si sentì le labbra umide.
La luce dei fari illuminò i suoi occhi per poi perdersi nella siepe davanti a sé. Solo una colonna sonora a questo punto. Il rumore di una portiera che si apre, poi si chiude, di un'altra già aperta che viene chiusa con forza tra le note languide di una canzone. Solo odori. Del suo corpo, del suo alito, di una nota appena dolce di tabacco.
Solo sapori. Della sua bocca, della sua pelle appena appena sudata, del suo collo.
Solo desiderio. Le mani a cercarsi. A trovarsi. A slacciare impazienti. A stringere. A penetrare. A darsi piacere.
"Che cosa mi hai fatto?" Gli chiese improvvisamente con la testa appoggiata sul ventre nudo di lui mentre con la mano gli sfiorava il sesso appagato.
Lui le accarezzò i capelli rossi e scivolò lungo la schiena e giù ancora cercando una risposta.
Trovò prima le sue labbra umide e gonfie.
"Che cosa mi hai fatto?"Gli chiese di nuovo alzandosi e appoggiando le labbra sulle sue.
Gli occhi si rifletterono tra loro. I loro sapori si confusero guardandosi.
"Che cosa mi hai fatto?" Rispose lui.

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