Racconto n°

13

TI LASCIO IN BUONE MANI ChiaraLuce

TI LASCIO IN BUONE MANI

Nel quartiere dove abito da più di cinque anni non conosco praticamente nessuno. I condomini del mio palazzo mi salutano in fretta e si congedano quando mi incontrano per le scale. Quando faccio quattro passi nell’isolato, poi, c’è un fuggi fuggi generale. Io, ormai, ci sono abituata e faccio buon viso a cattivo gioco, anche se mi rendo conto di avere rinunciato a una buona parte della mia vita sociale per lui. “Lui” è Bruto, il mio cane. E’ un incrocio tra un pastore tedesco e un molosso, dal pelo giallognolo e i denti all’infuori, che gli conferiscono un’espressione sempre arrabbiata e aggressiva. Anche se voglio tantissimo bene a Bruto, devo ammettere che ha un caratteraccio. Quando siamo in casa io e lui è il cane più dolce ed equilibrato del mondo. Quando, invece, varchiamo la porta di casa per fare una “passeggiata”, lui si trasforma da un pacifico Dottor Jakyll in un sociopatico Mister Hyde. Tiene lontano tutti, persone e animali, ringhiando e mostrando i denti a chiunque osi avvicinarsi a me.
“E’ sicura di volere proprio questo?” – mi aveva chiesto la volontaria quando, tre anni fa, ero andata al canile comunale con l’intenzione di adottare un amico a quattro zampe con cui condividere il mio appartamento dopo la separazione da Manuel, con il quale avevo convissuto per quattro anni.
“Bruto è qui da quando aveva sei mesi e, in dieci anni, nessuno lo ha scelto per il suo brutto carattere. Abbiamo provato di tutto, ma è scontroso di natura. Ci sono animali più docili e più giovani, se vuole posso farle vedere sezione dei cuccioli.”.
Io, però, avevo già deciso.
“Voglio adottare proprio lui. Non voglio che finisca i suoi giorni in un canile. Merita anche lui una casa e una famiglia”.
Avevo scelto Bruto proprio perché non lo voleva nessuno. Se non lo prendevo io, sarebbe rimasto per sempre dietro alle sbarre, isolato sia dalle persone che dai sui simili per la sua conclamata asocialità. Avevo visto tanta tristezza nei suoi occhi e anche tanta rassegnazione. Ero tornata più volte, insieme agli educatori cinofili, per socializzare con lui, facendo insieme un percorso di educazione che mi consentisse, alla fine, di portarlo a casa con me. Per conoscerci, mi ero messa “alla sua altezza” e lo avevo guardato negli occhi, poi avevo avvicinato una mano alla rete e lui mi aveva annusato per la prima volta. Una volta conquistata la sua fiducia, il passo successivo era stato quello di uscire insieme per fare delle passeggiate, prima con la museruola e la presenza dell’educatore, poi con il solo guinzaglio. Alla fine, eravamo pronti per iniziare la nostra vita insieme, nonostante ci fosse ancora qualche angolo da smussare in quel suo carattere così spigoloso.
“Non si è mai comportato con nessuno come con te, Alessia” – mi aveva detto l’educatore che seguiva Bruto – “Deve aver capito che hai scelto lui e ti è molto riconoscente”.
Una volta a casa, Bruto si era adattato molto bene. La prima volta che lo avevo portato fuori per la passeggiata, tuttavia, aveva manifestato di nuovo il suo caratteraccio. Finché le persone si tenevano a distanza, lui era il cane più tranquillo del mondo, ma quando qualcuno superava quello che nella sua testa era “la sottile linea rossa” tra noi e loro, diventava subito minaccioso.
Due mesi fa, Bruto ha compiuto quattordici anni. Per un cane della sua taglia è un bel traguardo. Nonostante non sia un compagno di vita “facile”, il pensiero che, un giorno non troppo lontano, io debba separarmi da lui mi fa stare male. Ho sempre saputo che non avremmo trascorso molto tempo insieme perché quando ho scelto Bruto lui aveva quasi undici anni. Negli ultimi mesi, forse a causa dei suoi numerosi acciacchi,  devo però ammettere che lui ha addolcito di parecchio il suo carattere. Quando usciamo di casa, si lascia addirittura accarezzare da poche persone che reputa degne della sua fiducia. Tra loro c’è Marzio, un bel ragazzo moro che abita nella via di fianco alla mia. Ha una femmina di bassotto di cinque anni di nome Nala e Bruto, ultimamente, ha socializzato anche con lei. Io e Marzio ci incontriamo spesso in giro per il quartiere e al parco.
“Sai che Marzio è proprio carino?” – sussurro una sera all’orecchio di Bruto. Lui mi guarda con i suoi occhi stanchi e solleva le orecchie. Poi mi allunga una leccatina sulla mano.
“Lo so, vecchio brontolone, che piace anche a te”. Gli faccio una carezza sul testone e lo avvolgo nella sua copertina rossa.

****
“Marzio, sono Alessia…Bruto sta male…”
Non faccio in tempo a riagganciare che lui è già a casa mia, nonostante sia passata la mezzanotte. Il mio cagnone ha il respiro pesante e non si alza dalla sua cuccia.
“Chiama il pronto soccorso veterinario, io lo porto in macchina”.
Bruto viene subito intubato, mentre il medico gli somministra una terapia di sostegno.
 “Signorina, il suo cane è vecchio e malato. Le sue condizioni sono gravi, deve preparasi al distacco”. –mi dice con espressione seria e addolorata.
Lo accarezzo e non mi stacco un attimo da lui.
“Vai a casa, se vuoi” – dico a Marzio tra le lacrime.
“Non ci penso neppure. Io resto con te”.
Rimaniamo in silenzio. Lui stringe la mia mano, poi mi abbraccia per consolarmi. Io scoppio in un pianto dirotto. Poi, mi accorgo che Bruto, sul lettino del veterinario, ci sta guardando. Con un ultimo sforzo, mi regala un ultimo battito di coda.
“E’ il suo modo per salutarti. Devi lasciarlo andare”.- mi dice Marzio accarezzandomi la nuca.
E, allora, addio, Bruto, amico mio. Avrai sempre un posto speciale nel mio cuore. Io e te ci siamo sempre capiti al primo sguardo. Avevi compreso da tempo che stava per arrivare il momento del congedo e hai voluto assicurarti che io avessi qualcuno accanto quando tu non ci saresti stato più. Non mi dimenticherò mai di te e di quel tuo ultimo sguardo, quello con cui mi hai detto: “Ti lascio in buone mani”.

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