Racconto n°

24

UNA SCATOLA DI BACI PERUGINA Sarah Pellizzari Rabolini

UNA SCATOLA DI BACI PERUGINA
Edoardo si era già girato, aveva già inquadrato la porta come faceva ogni singola volta che andava a trovarla. Dopo i convenevoli, dopo averle portato un abito fresco di lavanderia, o recapitato un pacco o qualsiasi altra commissione che Vito gli chiedeva di fare, Edoardo salutava Elisa con rispetto e andava via. Elisa lo aveva accolto nel salotto di casa, come tutte le volte. Si era alzata dal divano appena lui era entrato e gli aveva indicato il tavolino accanto alla tv perché le lasciasse lì il piccolo pacco che Vito, suo marito, le aveva fatto confezionare dopo l’ennesimo capriccio. Edoardo aveva notato la pigna di riviste alla moda, la scatola di Baci Perugina di latta e il posacenere con metà sigaretta fumata e la cenere intorno. L’incenso bianco, che aveva accesso per mitigare l’odore di fumo, profumava l’aria di quel salotto elegante e pomposo. Elisa si era rimessa comoda, una mano sulla fronte, per sentire se era calda, se scottava o se era davvero la solita emicrania. Poi, con la coda dell’occhio, aveva visto che Edoardo la stava ammirando. “Ho un terribile mal di testa” aveva detto e nel distendersi sul divano, inevitabilmente si era mostrata seducente, lasciando intravedere la biancheria sotto l’abito celeste. Edoardo si era girato per guardarla. Era bellissima, più del solito. Lei aveva scostato di nuovo il vestito e lo aveva guardato. "Perché, perché mi provochi sempre?” Edoardo doveva tenersi. “Io? Gioco. Gioco con te, scherzo, sì, ti stuzzico, mi piace, ma…sono la moglie di un altro uomo ormai da tanto tempo, sai che non puoi avermi”. Elisa lo stava provocando, era perfida: “Ora vattene, vattene davvero, se non sai stare ai giochi…Volevo il solito consiglio su…” “Ecco, perché sempre a me e non a Vito? Eh? - avrebbe voluto urlare, ma temeva se stesso e quello che stava per dire- Dimmi? Perché? Edo qui, Edo là…Che cosa vuoi?" "Lo sai che mi fido solo di te, sei sempre stato così gentile e…onesto" Elisa aveva fatto con un leggero sorriso, beffardo, incerto. Si era guardata lo smalto sulle unghie; era ancora brillante, di un rosso acceso, nessuna sbavatura, come la sua bellissima vita. "Onesto? E quando? Quando ho accettato che tu sposassi il mio migliore amico? Sono stato onestamente un vigliacco. Non avevo un soldo, è vero, e tu eri così... Così…"  Ad Edoardo sembrava di essere ripiombato nell’incubo dei ricordi…Vito, non era solo il marito di Elisa, ma il suo migliore amico, il suo fraterno compagno di giochi sin da quando erano bambini. Elisa si era di nuovo sistemata l'abito celeste. Neanche a casa sapeva stare comoda, con una tuta o delle pantofole. Era perfetta, elegante e truccata come se dovesse uscire da un momento all’altro, in qualsiasi ora del giorno e della notte. Fingeva di non dare importanza a quello che diceva Edoardo che altro non era che la verità, la pura verità. Nelle sue parole, ma soprattutto in quei non detti, negli anni dei silenzi e degli sguardi da lontani, dei piccoli passi per riavvicinarsi, nella rinnovata amicizia tra loro, c’era davvero un oceano di sentimenti. “Ambiziosa e testarda e orgogliosa e tutte quelle cose insieme, ecco cos’eri…cosa sei…”  Edoardo finalmente glielo aveva detto. Aveva trattenuto il respiro e poi aveva buttato fuori tutto, in un fiato. Vito era stato un buon marito in quegli anni e lei certamente non poteva lagnarsi di nulla. Ma non era stato amore, Edoardo ne era certo. "E poi perché tieni la scatola di Baci Perugina, ancora? Eh? Ogni volta ci travasi cioccolata nuova, ma la scatola è sempre quella, la nostra... Ti ricordi?"  In tutti quegli anni Edoardo non le aveva mai parlato così, come se quel desiderio di lei si fosse assopito piano piano. L’aveva dimenticata? Mai. Rassegnazione. Ecco cos'era stato quel sentimento. Rassegnazione. Come se improvvisamente tutto gli era chiaro. Rassegnazione. Fa male la rassegnazione, più dell’odio, più della rabbia. Ti logora piano piano, gli incubi diventano ossessioni senza che neanche te ne accorga. E ora? Edoardo era come uscito dalla bolla della sua rassegnazione, dalla gabbia dentro la quale si era trincerato per anni. Era esploso, così improvviso, con tale ardore che non sapeva più come controllarsi.  Anche Elisa, che per tanto tempo non aveva fatto altro che interpretare il ruolo della buona moglie, sembrava che con quelle provocazioni avesse voluto chiamare alla vita, di nuovo, quell'amore con Edoardo che, nel suo cuore, non si era mai interrotto. Inoltre lui le stava parlando. Mai l’aveva fatto in questi anni. Si era limitato a fare il fattorino di casa Maggi, tutto devoto ed sottomesso a lei e a Vito. "Ricordo ogni cosa… ricordo ogni singolo centesimo che mettevano in quella scatola di Baci. Soldi, soldi per i sogni. Così dicevamo." Elisa aveva preso la scatola tra le mani, si era avvicinata a Edoardo e gliela aveva aperta sotto il naso, tremante e decisa allo stesso tempo. "Annusa!" gli aveva ordinato. Edoardo aveva obbedito, come al solito, era la cosa che sapeva meglio fare. Dire di sì, eseguire senza lamentarsi. E ora avrebbe fatto qualunque cosa per quella donna, ma soprattutto per se stesso. Quanto poteva stare ancora così? Era come quella scatola di cioccolatini la sua esistenza: la annusava, poteva solo lontanamente sentire il profumo di quel dolce buonissimo. La sua vita, ora, se la stava gustando qualcuno altro: Vito. "Questo, questo è il sapore dell'onestà!" aveva gridato lei tentando di scaraventare la scatola per terra, ma lui glielo aveva impedito fermandole la mano.  "Tu hai speso tutti i nostri soldi, tu, con la tua scelleratezza, hai scelto che io fossi la donna di un altro, con il tuo vizio, con la tua debolezza! E io ora sono la moglie di un altro. Rispettata e apprezzata. Ricca e sicura.” Gli aveva chiuso la scatola con forza davanti al naso e lui non si era mosso di un millimetro, sembrava non respirasse. Elisa non l’aveva mai perdonato per avere sperperato tutti i loro risparmi. Stavano insieme da poco quando avevano deciso di acquistare la farmacia. Elisa aveva messo il suo nome sul contratto e suo padre le aveva fatto da garante, ma quella bottega era per loro. Edoardo avrebbe preparato le creme, era lui il “dottore” ed Elisa sarebbe stata al bancone. Lei era l’alternativa, la nutrizionista, l’omeopata, la medicina fitoterapica. Quello era veramente il loro nido d’amore. Vito le faceva la corte da sempre, fin da quando erano ragazzi, nonostante lei avesse scelto Edoardo per condividere la vita e la professione. Erano sempre insieme però, tutti e tre. “Piangevi come un moccioso che aveva rubato la marmellata, ti ricordi? Elisa, mi dicevi, mi hanno incastrato e ho dovuto dare tutto. Ma solo tu credi che i soldi arrivino perché uno vince alle corse, eh? I soldi arrivano con il duro lavoro, senza mai arrendersi!” “Sono pulito da allora, non ho più scommesso neanche su mezzo cavallo” aveva supplicato Edoardo come quella sera di tanto tempo fa. “Certo, quali altri soldi avresti potuto giocare? - aveva continuato Elisa di nuovo glaciale- Hai ripulito tutta la scatola di Baci. C’erano tutti i nostri risparmi, i nostri soldi, i miei soldi!!! Ecco perché la conservo: per ricordarmi l’uomo che sei! Mi hai mollato incinta, con la farmacia da pagare, mio padre da affrontare e le chiacchiere del paese che avrei dovuto sentire…Ecco perché conservo questa scatola. Perché ogni volta che penso a te, mi devo ricordare che per fortuna c’era Vito che mi ha salvato la vita e la reputazione… E ora vattene davvero, sono la moglie di un altro”. Elisa si era rimessa sul divano. Piangeva. Riaprire quelle ferite del passato era davvero troppo doloroso. Aveva sentito di nuovo il male profondo che provoca la delusione e l’abbandono, il senso di impotenza e di paura. Silenzio. Il silenzio si era fatto pesante e i singhiozzi di Elisa rimbombavano nella stanza. Edoardo le si era avvicinato piano. “Perdonami” le aveva detto all’orecchio. “Perdonami davvero” le aveva sussurrato di nuovo. “Guardami, come posso vivere così, ancora, senza di te?” Le si era seduto accanto e questa volta non avrebbe accettato un rifiuto. Le aveva cinto la vita per attirarla verso di sé. Elisa si era difesa per pochissimi istanti, poi si era lasciata avvolgere da quell’abbraccio che conosceva bene, ancora una volta. "Avrei voluto che questo momento non arrivasse mai. Perché…non riesco, non riesco neanche ad odiarti, né ad allontanarti- aveva ammesso lei- anche se sono la moglie di un altro uomo… io ti amo, ti amo ancora. Mi hai condannato ad una vita di finzione. Ti odio. Ti amo." Edoardo se ne stava terrorizzato da se stesso, dalle sue emozioni, con il cuore che gli pulsava forte, come se non fosse nel petto, ma nelle orecchie, nella gola, nelle mani, senza alcun pensiero razionale, senza alcuna capacità di dire o proferire parola che avesse un senso. L’aveva presa con più forza tra le braccia e l’aveva baciata profondamente. "Questa non è finzione, questo sono io" e quando Elisa era pronta per l'ennesima volta a lasciarsi ingannare da quell'uomo di cui sentiva il bisogno come una boccata d'aria dopo un'apnea prolungata, Edoardo aveva allungato la mano per prendere un Bacio Perugina dalla scatoletta. Lo aveva messo in bocca, aveva buttato un occhio al bigliettino, senza darci troppo peso, lo aveva fatto sciogliere con sensualità. Poi l’aveva baciata di nuovo. "Ogni volta che mangerai un Bacio sentirai il mio sapore: voglio che tu viva con l’essenza di me anche quando non saremo insieme". Elisa aveva sentito il cioccolato sulla lingua misto all’odore di Edoardo. "Non mi serve il cioccolato per pensare a te” aveva bisbigliato piano ormai concentrata solo sui suoi sensi. Era scivolata lungo il divano ed Edoardo aveva seguito ogni sua mossa. Elisa aveva sollevato fino ai fianchi l’abito celeste, aveva leggermente divaricato le gambe in modo che non ci fossero fraintendimenti, si era spostata una ciocca di capelli dietro l’orecchio, aveva inumidito le labbra e chiuso gli occhi, pronta ad accogliere Edoardo, sentirlo di nuovo parte della sua vita. Edoardo era rimasto qualche attimo ad ammirare la sua Venere. Era bellissima e era di nuovo sua. Accarezzava quella pelle morbida e gli sembrava un sogno essere lì, di nuovo, così vicino, corpo contro corpo, cuore contro cuore, anima con anima. Aveva sfiorato il pizzo della sua biancheria: se il Paradiso esiste, voglio che sia questo. Stare con lei, sempre, per il resto dell’eternità, aveva pensato Edoardo nell’atto di sfilarle l’intimo. Poi, come risvegliata da un sogno, come se in quell’istante le fosse passata davanti tutta la vita- la sua bella vita, dalle signore del bridge con cui trascorreva il martedì sera, le passeggiate la domenica e poi il cinema, la manicure settimanale, le cene di gala e tutta quella vita con Vito a cui lei non avrebbe potuto rinunciare mai- Elisa aveva aperto gli occhi. Si era ricomposta di scatto, improvvisa, fulminea, si era messa dritta sul divano e con stizza aveva allontanato Edoardo da sé. Con fermezza, ma con la morte nel cuore, come quella sera di tanti anni prima, aveva guardato la scatola di Baci Perugina: "Vattene, vattene Edoardo, non puoi rimanere qui con me. Sono la moglie di un altro uomo… ormai. Si chiama Vito, è il tuo migliore amico! Vattene, sono la moglie di un altro, si chiama Vito e ha dato il suo cognome anche a nostra figlia. Vattene…sono la donna di un altro." Incredulo, impacciato, deluso, imbarazzato, Edoardo si era messo in piedi come un soldatino richiamato all’ordine. Si era ricomposto, aveva allacciato i bottoni dei pantaloni e stretto la cinta. E come quella volta, tanti anni prima, Edoardo aveva accettato la sentenza: colpevole. Colpevole di aver rovinato la sua stessa vita. Aveva guardato Elisa, abbassando lo sguardo. Si era diretto verso la porta come fanno i condannati a morte, trascinando i piedi, con il cuore gonfio di amarezza, attendendo la prossima occasione di riscatto che forse non sarebbe capita mai. Lei lo amava, nel profondo del suo cuore. Questo doveva bastargli per l’eternità.   (a Laura Pariani…compiti di scrittura)

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